L’educazione artistica? Un «Viaggio in Italia»

Lucio Filipponio

Non solo omaggio alla celebre pratica settecentesca del Grand tour, sublimata da Wolfgang Goethe in primis, ma soprattutto occasione preziosa per rileggere criticamente l’evolversi del connubio tra l’artista e il suo soggiorno nel Bel paese rappresenta la copiosa esposizione di pezzi unici che dà forma e sostanza alla mostra «Viaggio in Italia», presso la galleria Sala 1 fino al 20 gennaio 2006.
La rassegna vede protagonisti 12 artisti simbolo di altrettante nazioni e identità culturali che dopo il tradizionale Grand tour hanno scelto di eleggere l’Italia come loro patria di adozione: Mahshid Mussavi e Minou Amirsoleimani dall’Iran, Alì Assaf dall’Irak, Janine Von Thungen e Trude Ohrt Fumo dalla Germania, Oan Kyu dalla Corea del Sud, Virginia Ryan dall’Australia, Flavio Micheli e Michel Pellaton dalla Svizzera, Naoya Takahara e Uemon Ikeda dal Giappone e George Zogo dal Camerun.
Come gli intellettuali del Settecento, questi artisti sono partiti per il viaggio in Italia al fine di completare la loro educazione artistica, hanno lasciato il loro paese per arricchire la loro cultura e conoscere lo stato dell’arte in giro per il mondo.
Alcuni di loro sono arrivati in Italia anche per raggiungere un amore, altri per lavoro, altri ancora per caso, il destino li ha portati nella nostra terra e il destino ha deciso di trattenerli. Nei loro racconti si comprende come la graduale metamorfosi genetica del viaggio si sia cristallizzata da esperienza momentanea individuale, a scelta di un’intera esistenza.
Wolfgang Goethe nel romanzo «Viaggio in Italia» scrive: «Era dunque scritto, sulla mia pagina, nel libro del Destino, che la sera del 28 settembre del 1786, alle cinque secondo il nostro orologio, passando dal Brenta nelle lagune, dovevo, subito dopo, scorgere questa meravigliosa città insulare, posarvi il piede, e visitare questa repubblica di castori. Sia lodato Iddio!» facendo così coincidere le ragioni tradizionali del viaggio con l’ineludibilità del destino.
L’esegesi di un viaggio che si trasforma in scelta di vita è la peculiarità degli artisti presenti, che con il loro background culturale consegnano all’Italia un contributo prezioso attraverso le fonti visive e quelle letterarie, le parole e le immagini dei loro paesi d’origine, amalgamati alle tradizioni nostrane. Le identità degli artisti dei vari paesi e le loro molteplici esperienze che si mescolano e si confondono così da creare altre identità e nuovi ibridismi culturali.
La mostra fa dunque il punto sull’attuale modus vivendi degli artisti stranieri che ripercorrono il Grand tour goethiano, evidenziando l’incessante metamorfosi del viaggio e le sue, sempre più labili, coordinate culturali prima che geografiche. Abbandonate le identità forti del viaggio eroico, romantico, scientifico, feticistico a contraddistinguere la figura del viaggiatore postmoderno sono, invece, la fascinazione per il melange globale tinteggiato da sapori, idiomi e ricordi ibridi e la dolorosa, dissociata e sempre in transito identità dell’artista. Protagonista, questo ultimo, di un’incessante processo di ibridizzazione ma anche vittima involontaria in quanto straniero dentro e fuori dal loro paese d’origine.
In occasione della mostra verrà presentato il catalogo edito da Gangemi con l’introduzione di Antonella Pisilli le interviste di Marcello Carriero, Roberta Giulieni, Micaela Nardi, Martina Pelosi, Enrico Petti, Gioia Pica agli artisti e le foto dell’installazione al Palazzo Orsini.