L’«Educazione» di Zapatero scandalizza gli spagnoli

Vivo in una città dove strade (ad esempio via Toledo), rioni (i cosiddetti «Quartieri spagnoli»), monumenti (ad esempio l’Arco di Trionfo del Maschio Angioino), nomi e titoli nobiliari (il famoso «don»), espressioni dialettali (ad esempio: «Me pare nu Grande ’e Spagna...!»), ricordano la dominazione spagnola. Dominazione fra le più aspre che ebbe la città. La Spagna cercò di introdurre anche l’inquisizione, ma Napoli si ribellò. Come si ribellò Masaniello all’ennesima gabella (quella sulla frutta) dando inizio a una rivolta che tuttavia si sgonfiò da lì a qualche settimana.
Anche la Lombardia dovette fare i conti con la Spagna, e ne sa qualcosa Renzo Tramaglino. Insomma, l’Italia non ha un bel ricordo di quella nazione, eccezion fatta per la cultura (specie le arti figurative e la letteratura) che da noi lasciò il suo segno.
Oggi però c’è il signor José Luis Rodriguez Zapatero (sembra il nome di uno spadaccino) al governo, e bisogna andare cauti anche con gli scambi culturali. In modo particolare mi riferisco all’introduzione di una nuova materia scolastica, denominata «Educazione per la Cittadinanza», ed assimilabile alla nostra Educazione Civica. Con l’inizio del nuovo anno scolastico, questa disciplina è diventata obbligatoria per elementari e medie di alcune regioni della Spagna, dall’anno prossimo lo sarà per l’intera nazione. Ancora nessuno sa niente dei contenuti di questa materia, ma voci di palazzo lasciano capire che argomenti come la famiglia saranno trattati secondo la filosofia laicista e il relativismo morale di Zapatero, a tutto vantaggio delle ragioni omosessuali (matrimoni gay), unioni mordi e fuggi, e altri garbugli sessuali in cui mi perdo.
Molte famiglie cattoliche sono sul piede di guerra: questa sorta di gabella scolastica proprio non la mandano giù. E già, perché proprio di gabella si tratta, essendo la materia obbligatoria. La Conferenza episcopale spagnola, tramite il suo portavoce Juan Antonio Martínez Camino (y García, y Moreno, y Navarro, y Romero: no, questi li ho aggiunti io. Mi aveva preso la mano) ha invitato i genitori a «ricorrere a tutti i mezzi legittimi» per difendere la libertà di educazione dei propri ragazzi. Luis Carbonell, presidente della Confederazione nazionale cattolica dei genitori, ha parlato di «usurpazione da parte del governo dei diritti costituzionali all’educazione e alla formazione dei figli». Una rete di avvocati si sta creando per tutelare genitori e studenti che non intendono zapaterizzarsi.
L’educazione civica, in Italia, è uno studio ridotto ai minimi termini, ma ancora la famiglia (classica) vi è difesa e lodata. Prima che anche la sinistra italiana vi metta le mani, muniamola di lucchetto, e spediamo su Marte la chiave.
mardorta@libero.it