L’effetto Bce si abbatte sul mutuo, raffica di rincari

È salasso sui finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione dopo la mossa di Francoforte. Adusbef: Palazzo Chigi intervenga

Milano - È il popolo dei mutui la prima vittima del rialzo dei tassi decisi dalla Bce, il settimo da gennaio 2005. Da allora ad oggi, secondo i calcoli dell’Adusbef - l’associazione a difesa degli utenti bancari, finanziari, postali e assicurativi - per un finanziamento ventennale da 200mila euro a tasso variabile (passato quindi dal 3,86% al 5,61%) si pagano 191 euro in più al mese, pari a 2.300 euro in più all’anno. Di poco inferiore l’aggravio per chi ha stipulato un mutuo decennale, che oggi si trova a pagare circa duemila euro all’anno in più rispetto alla cifra fissata solo 15 mesi fa: la rata mensile, infatti, è aumentata di quasi 170 euro. Lo stipendio, mediamente, no. Tassi variabili e redditi fissi: la miscela è esplosiva.
«Il nostro forum sta scoppiando per le proteste scatenate da questi aumenti - spiega il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti - ed è gravissima, in questa vicenda, la responsabilità delle banche, che hanno consigliato tassi variabili al 90% di chi richiedeva un mutuo per acquistare casa, nonostante la tendenza unanime dei mercati verso il rialzo dei tassi. Così, centinaia di migliaia di famiglie oggi temono di perdere la casa per la quale hanno sostenuto tanti sacrifici. Il governo deve ora intervenire, anzitutto garantendo che sia rispettata l’interpretazione autentica del decreto Bersani, fornita proprio su nostra richiesta dal ministero dello Sviluppo economico. Dove si stabilisce che, a seguito degli incrementi del costo del denaro da parte della Bce, le banche che procedono all’adeguamento dei tassi passivi - quelli sui debiti - devono contestualmente procedere anche all’incremento dei tassi attivi».
In altri termini, adottare le indicazioni dettate dalla Bce non è obbligatorio: ma una volta che una banca decide di farlo, e quindi alza i tassi sui mutui, deve fare altrettanto sui depositi bancari, dai libretti di risparmio ai conti correnti. Una «simmetria» che, secondo i consumatori, porterà nelle tasche dei correntisti e risparmiatori la somma di 1,773 miliardi. «Ma non basta - dice ancora Lannutti -, è necessario anche trovare ammortizzatori per le famiglie che rischiano l’insolvenza: va studiata una rinegoziazione, allungando il tempo per la restituzione del debito e trasformando i mutui a tasso variabile in finanziamenti a tasso fisso. Naturalmente, senza pagare alcuna penale, nel rispetto del decreto Bersani sulle liberalizzazioni. A questo proposito, il 13 marzo inizieranno i lavori del tavolo di confronto tra l’Abi e le associazioni dei consumatori che, come previsto appunto dal decreto, dovranno trovare un accordo per stabilire in che modo eliminare le penali all’uscita per i mutui stipulati prima del 2 febbraio 2007, data dell’entrata in vigore del provvedimento».