L’«effetto-Iberia» si riflette su Alitalia che scivola in Borsa

Dopo il ritiro di British in Spagna, timori sui tempi della gara italiana

da Milano

L’effetto Iberia potrà riflettersi sul caso Alitalia. Una prima ripercussione c’è già stata: al venir meno della contendibilità della compagnia spagnola, il titolo alla Borsa di Madrid si è ulteriormente sgonfiato perdendo a fine giornata l’1,9% (ma durante la seduta è sceso di oltre 5 punti percentuali). Alitalia le è andata a ruota, chiudendo una sessione sofferta (durante la quale è stata anche sospesa per eccesso di ribasso) con un calo dell’1,5%. Ma il dato più sostanziale è un altro. Dopo il ritiro della cordata Tpg-British Airways e il conseguente consolidamento del ruolo della Caja Madrid come azionista di riferimento, Iberia resterà in mani spagnole. Almeno per il momento. La conseguenza immediata è che Alitalia resta l’unica compagnia in vendita in Europa, e che Air France e Lufthansa potranno concentrarsi sul suo dossier. Questo potrebbe sembrare un fatto positivo per la privatizzazione; invece c’è un risvolto che lascia perplessi. In Spagna ha vinto, suscitando critiche molto severe, la politica, che ha voluto mantenere la compagnia sotto la bandiera nazionale e per giunta pubblica (Caja Madrid è controllata dalla Regione); l’operazione è stata definita miope, che solo rimanda nel tempo un’alleanza industriale di ampio respiro, essenziale per lo sviluppo. Il modello potrebbe ripetersi in Italia. Gli spiriti nazionalistici (miopi per storica definizione) potrebbero trovare la propria sponda nel candidato Air One, finanziato da Intesa Sanpaolo che è un «non-socio» molto determinato. Una soluzione che, sempre in nome dell’italianità, troverebbe una sua più facile spendibilità politica.
Il titolo in Borsa ieri è sceso anche per la diffusa sensazione che i tempi della cessione tendano a dilatarsi ancora. Se lunedì il numero uno di Lufthansa, Wolfgang Mayrhuber, ha dichiarato: «Punto a presentare un’offerta entro l’anno», significa che i termini sono flessibili. Ieri il presidente del Consiglio, Romano Prodi, è stato cauto a chi gli ha chiesto se il nuovo azionista sarà individuato entro dicembre: «Penso di sì», ha risposto laconicamente. Né il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, è stato più incisivo: «Non so di slittamenti» ha detto semplicemente. Se l’offerta di Lufthansa, uno dei candidati della «short list», è prevista entro l’anno, c’è qualche contraddizione.
Anche sul piano procedurale le cose si sono nuovamente ingarbugliate. Se fino a qualche giorno fa era stato dichiarato che la partita era nelle mani del presidente di Alitalia, Maurizio Prato, delegato alla trattativa, ora si va accreditando un’altra via: Prato sceglie il candidato e poi la trattativa la fa il Tesoro.