L’effetto-Marrazzo affonda il centrosinistra

Un tracollo. Per il centrosinistra il sexygate che ha travolto Piero Marrazzo e lo ha costretto alle dimissioni a caldo ha un effetto devastante sulle prospettive elettorali. Lo dice un sondaggio di Crespi ricerche per l’agenzia di stampa Omniroma, che ha posto a un campione di intervistati una serie di possobili scontri diretti tra i possibili candidati dei due schieramenti alle elezioni regionali, che si terranno probabilmente a marzo. Ebbene, la sfida tra il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni e l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni, la prima vincerebbe 43 a 36, con una quota di indecisi al 21 per cento. La Meloni batterebbe con un distacco ancora maggiore anche il chirurgo ed ex candidato alla segreteria del Pd Ignazio Marino, 45 a 33 i risultati percentuali in favore della ministra, con una quota di indecisi del 22 per cento. E anche Renata Polverini, attuale segretario dell’Ugl e altra possibile candidata del Pdl, vincerebbe a mani basse contro i due possibili nomi del Pd: la Polverini oggi batterebbe Veltroni con il 42 per cento contro il 34 dell’ex sindaco di Roma (24 per cento di indecisi) e Marino con 44 a 32 (24 per cento di indecisi).
«È chiaro - spiega Crespi, che periodicamente monitora l’elettorato in vista delle regionali - che l’effetto Marrazzo ha complicato maledettamente le cose per il centrosinistra. Ed è altrettanto chiaro che questa ultima rilevazione si è svolta per loro nei giorni peggiori, proprio quelli immediatamente successivi allo scandalo. Mi aspetto già dalla prossima settimana un progressivo cambiamento del dato». Il problema, per il centrosinistra, potrebbe essere costituito proprio dai tempi di recupero: «Il Lazio è una regione nella quale il centrosinistra ha possibilità di vincere, è quasi sul filo. Vicende come quella di Marrazzo, che vanno a incidere più sugli indecisi che sugli spostamenti tra uno schieramento e l’altro, rischiano di essere determinanti in negativo». Da qui il tentativo del centrosinistra di spostare più in avanti possibile il voto. Certo, poi si tratta anche di «imbroccare il miglior candidato possibile». Cosa naturalmente necessaria sempre, ma in questo caso ancora di più.
Effetto-Marrazzo anche sui voti di lista, che secondo il sondaggio Crespi-Omniroma vedono in testa il Pdl con il 45 per cento (il 16 ottobre il dato era del 43), davanti al Pd con il 25 (era il 30), all’Udc con l’8 per cento (era il 6), all’Italia dei Valori con il 7,5 (era il 6), alla destra con il 3,2 per cento (era il 3), alla Lista Pannella-Bonino con il 2,7 per cento (era il 2,5), al Movimento Grillo con il 2 per cento (era il 3), al Prc con il Pdci con l’1,9 per cento (era il 2), a Sinistra e Libertà con l’1,5 per cento (era il 2). Altri voti sparpagliati tra lega Nord (1 per cento), Mpa (0,9), Verdi (0,4) e altri (0,9). Insomma, del tracollo del Pd (e dell’estrema sinistra) si avvantaggia sì il Pdl, ma soprattutto Udc e Idv. Che infatti cantano vittoria: «Con la prudenza dovuta in questi casi, il risultato che ci viene accreditato, e che segue un trend di crescita iniziato da tempo, ci fa ovviamente piacere e ci spinge a lavorare sempre di più», dice Luciano Ciocchetti, deputato e segretario regionale Udc. «È un dato che premia il nostro impegno nel Lazio, la nostra politica della formica condotta avanzando le nostre proposte su temi come la sanità, le infrastrutture, i quartieri», gongola Stefano Pedica, senatore e segretario regionale dell’Idv, che «presenterà alla coalizione un proprio nome», specificando di «credere poco alle primarie così come sono organizzate dal Pd». Soddisfatto ma prudente Vincenzo Piso, coordinatore regionale del Pdl: «Ci sarà da combattere», perché «le partite vinte non sono di questo mondo», ma «i cittadini hanno mostrato di apprezzare il nostro lavoro e l’atteggiamento tenuto nella triste vicenda che ha coinvolto il governatore Marrazzo».
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