L’effetto Palin fa paura E ora per fermarla scende in campo Trump

Era solo un'ipotesi, ora è una possibilità, che già affascina molti americani. Donald Trump alla Casa Bianca. O meglio: in corsa per la Casa Bianca. Alla non tenera età di 72 anni e un passato di trionfi e disgrazie, grandi amori e grandi delusioni. Un po' come l'America del dopoguerra, che è diventata ricca in fretta, è sembrata imbattibile e poi si è afflosciata sotto il peso dei debiti. Ora aspetta il condottiero della rinascita.
Nel 2008 si è illusa che potesse essere Barack Obama. Ora, tra i conservatori, molti sperano in Sarah Palin, la quale è sempre più popolare e beneficia di una notevole visibilità sui media, ma continua ad essere osteggiata da una parte molto ampia dei moderati. Handicap notevole, quasi insormontabile. Mancava un mister X, a destra. E mister X é spuntato su Internet, con un'operazione in apparenza spontanea, in realtà studiata a tavolino. Non è Trump a candidarsi, ma sono un gruppo di estimatori a esortarlo a compiere il grande passo, attraverso un sito creato di recente e già cliccatissimo, www.shouldtrumprun.com.
Lui, come da copione, inizialmente ha finto imbarazzo, pur mostrandosi compiaciuto. Poi, l'altro giorno, intervistato dall'Abc, si é lasciato andare: «Sì, potrei correre, perché desidero che in questo Paese accadano cose positive». L'America di oggi non gli piace: «Sono stufo di vederla bastonata da tutto il mondo». E con quale partito si candiderebbe? Ovvio, il suo partito di sempre, «quello repubblicano».
Sarah Palin è avvisata. E Barack Obama, in prospettiva, allertato. Trump deciderà se sciogliere le riserve entro il prossimo giugno, in tempo per prepararsi alle primarie che inzieranno nel gennaio 2012. Ma i primi riscontri sono positivi. Secondo due sondaggi, circa il 75% degli elettori accoglierebbe con favore la sua discesa in campo.
Di certo Trump non dovrà spiegare chi sia. Lo sanno tutti, in America. È il re dell'edilizia newyorkese, un costruttore ambizioso e immaginifico, dotato di un ego sviluppatissimo, che, nella sua epoca d’oro, battezzava col proprio nome gli edifici a cui teneva di più: il Trump Plaza Hotel, la Trump Tower, i Trump Casino Resorts.
Molto onore, ma anche molti debiti, che a metà degli anni Novanta lo portarono sull'orlo dela bancarotta; proprio come l'America di oggi. Dato per spacciato, ha saputo resistere, ristrutturarsi e ripartire, tra alti e bassi, ma alla fine uscendo dal guado. Certo, non é più il tycoon di una volta, ma possiede proprietà a Manhattan per diversi milioni di metri quadri e resta una figura di riferimento del mondo del Real Estate. Come vorrebbe continuare ad essere un'America in evidente crisi di fiducia e di leadership.
Trump resta molto popolare nei talk-show, di cui è un ospite prediletto, e anche sui settimanali di gossip, i quali, peraltro, si occupano di lui da tre lustri. Negli anni Settanta sposò l'eccentrica Ivana, dalla quale divorziò nel '92 , sotto i flash dei fotografi, per rifugiarsi nelle braccia dell'attrice Marla Maples, con cui rimase appena sei anni. Nel 2004 è convolato a nozze con Melania Knauss, una mora di 24 anni più giovane di lui. Ha avuto tre matrimoni, cinque figli, l'ultimo dei quali è coetaneo del suo primo nipote.
Dunque, é nonno, eppure si considera soprattutto padre. Ed è persuaso che il tempo non giochi a suo svantaggio. Stima Sarah - «È molto interessante, non sottovalutatela», ha dichiarato all'Abc - ma la considera alla sua portata. E da ora in avanti le ronzerà attorno. Con quali programmi non si sa. Ma facendo appello ai cittadini «stufi dei politici che promettono tanto e mantengono nulla», come si legge nel sito creato, non da un gruppo di entusiasti cittadini, ma da una nota società di Pr e di lobbyng, la Gotham Government Relations, a conferma che non si tratta di un’operazione spontanea, né casuale.
I suoi estimatori ritengono che Trump possa portare real change, un vero cambiamento, e ridare speranza a tutti. Sotto la sua guida «gli Usa possono tornare ad essere il Paese delle opportunità e del benessere». Gli slogan suonano obamiani e non sono particolarmente originali, ma gli elettori - è noto - hanno la memoria corta. E sono affascinati più che dalle idee di un candidato, dalla sua personalità, che deve essere forte e mediatica, nonché dai suoi successi. Tutto il resto è secondario, inclusa, forse, l’età.