"L’effetto Tonino? Piazze piene e urne vuote"

Il sindaco Pd di Torino Sergio Chiamparino mette in guardia i vertici
del suo partito: "Non facciamoci calamitare dalle manifestazioni alla
Di Pietro"

Roma - Il "No Cav day" organizzato da Antonio Di Pietro a piazza Navona ha sancito la definitiva rottura, all’interno dell’opposizione, tra il Partito democratico, che lei rappresenta, e l’Italia dei Valori.

Sindaco Chiamparino, siamo davvero a "The end"?
"È evidente. Oggi in Italia ci sono due opposizioni".

Insomma, "C’eravamo tanto amati"...
"Be’, in verità con Di Pietro non c’è mai stata grande armonia. E la mossa peggiore che può fare oggi il Pd è rincorrerlo, accodarsi. E poi, un giorno magari sarà lui a cambiare idea».
Ma come? C’è già un margine per ricucire?
«No, non dico questo, il discorso è differente. Credo che noi dobbiamo renderci conto di rappresentare il vero partito d’opposizione, in grado di dettare i tempi dell’agenda politica e di poter rispondere alle esigenze dei cittadini. Per farlo, però, non dobbiamo inseguire il populismo, sia di destra che di sinistra, che rappresenta il vero nemico del nostro Paese. Anzi, dobbiamo contrastarlo in ogni modo. E se sapremo farlo, forse un giorno sarà lo stesso Di Pietro a cambiare idea e tornare indietro".

Sarà, ma intanto concentriamoci sui fatti. Lui va avanti e vi ruba la piazza.
"Non credo sia un problema, anzi. E poi, ricordo ancora un vecchio principio, insegnatomi quando ero piccolo, talmente piccolo da portare i pantaloncini corti: “Piazze piene, urne vuote”. Ecco perché bisogna guardare molto poco a manifestazioni di questo tipo. Certo, ci sarà pure una parte del nostro elettorato sensibile a questo tema, ma noi non dobbiamo assolutamente farci calamitare. E a tal proposito, benissimo ha fatto Walter Veltroni ha dire no".

Già, anche se qualcuno, dentro il Pd, vedi Arturo Parisi, ha risposto invece all’appello.
"Tutto vero. Ma la sua presenza credo sia legittima solo se letta in chiave di posizionamento interno al partito. E penso che abbia voluto fare un dispetto al segretario".

Sì, ma l’ex ministro della Difesa intendeva manifestare civilmente contro il Cavaliere.
"Non è così. La manifestazione organizzata da Di Pietro, diciamoci la verità, era contro di noi. E aveva l’obiettivo di combattere il nemico più vicino, quello vero, cioè il Pd".

Eppure parliamo del "No Cav day"...
"In apparenza forse lo era. E qualcuno si è presentato pensando che fosse così. Ma in realtà hanno fatto un favore al premier".

E lo hanno fatto pure i leader della Sinistra scesi in piazza?
"Certo. Tra l’altro dando con la loro presenza un segno di subalternità a Di Pietro che spero finisca presto. Per il bene di quella ideologia che rappresentano".

Si è parlato di insulti-boomerang. Crede sia scappata di mano la situazione a chi ha preparato l’evento?
"Guardi, il discorso è semplice. Quando si invoca l’estremismo, alla fine c’è sempre qualcuno che spara sempre di più. E credo sia stato tutto voluto. Così facendo hanno dato una mano a Berlusconi e gli organizzatori, per dirla in maniera chiara, non potevano non sapere come sarebbe andata a finire".


Dovrete stare attenti anche voi, quindi, il prossimo 25 ottobre.

"Ovvio. Ma il nostro modo di fare opposizione non può ridursi soltanto a una manifestazione. Il Pd deve dare pure risposte al Paese. E c’è bisogno di superare presto la fase difficile, di affaticamento, che stiamo attraversando, e che colpisce tutti coloro che arrivano da una sconfitta elettorale".

Un nuovo passo che deve avviarsi dai piani alti?
"Sì, tocca al gruppo dirigente dare uno scossone. E portare avanti una giusta linea politica, un profilo programmatico in grado di incunearsi nelle contraddizioni che iniziano già a vedersi tra Paese e governo. Per rispondere alle esigenze della gente, con le risorse economiche che si assottigliano sempre più e in vista dell’autunno nero che sta alle porte".


Un primo banco di prova potrebbe essere il federalismo fiscale, verso il quale è nota la sua posizione propositiva.

"Mi auguro davvero che Umberto Bossi riesca a spuntarla, in questo campo, all’interno della maggioranza. Credo sinceramente che il federalismo fiscale sia la chiave di volta per modernizzare il Paese, che passa attraverso la semplificazione e la responsabilizzazione. Ben venga quindi una convergenza comune. Ma il leader della Lega deve essere ben cosciente della situazione in cui sono ridotti alcuni Comuni. In grave affanno a causa del mancato introito dell’Ici".