L’EFFICIENZA CHE NON FA PAURA

Una sola domanda era ed è da fare dopo il varo delle misure antiterrorismo deciso dal Consiglio dei ministri, e la domanda è questa: il nostro apparato di sicurezza, coi suoi uomini, coi suoi ritmi, con le sue consolidate abitudini può far fronte alle minacce del terrorismo jihadista? Siamo stati fra quelli che hanno apprezzato l’equilibrio del disegno governativo, il tentativo di contemperare il bisogno di sicurezza col rispetto delle nostre stagionate libertà, ma questo non esclude che ci siamo chiesti: come faremo?
La coperta italiana è sempre corta. Negli anni Settanta tutte le energie delle questure e dei comandi carabinieri erano concentrate contro il terrorismo e fu proprio in quella stagione che le mafie rialzarono la testa e conquistarono spazi. La coperta è sempre corta, come faremo adesso, quando una nuova guerra da noi non dichiarata minaccia le nostre certezze, le nostre abitudini di vita normale?.
Istituisci il poliziotto di quartiere, si tenta una nuova strategia per allentare la tensione che turba la vita di tanti cittadini e per colpire quella «microcriminalità» così potente nel distruggere la trama del quotidiano e intanto, si presenta una nuova emergenza che fa apparire ogni altra minaccia limitata, perfino futile. Come faremo, di quanti brigadieri e ispettori e appuntati e commissari e tenenti avremo bisogno per cercare di evitare, nei limiti dell’umano e del possibile, il sangue e il terrore di Londra e di Sharm el Sheikh?
Molti ritengono che il Senato sia un’inutile duplicazione della Camera, ma intanto ieri l’assemblea di Palazzo Madama ha introdotto un miglioramento importante al decreto sulla Pubblica amministrazione, prospettando l’impiego di reparti dell’esercito per la situazione dell’ordine pubblico, in relazione ai bisogni che si profilano. L’esercito è una risorsa, comprende i reggimenti raffazzonati che sono gli eredi delle vecchie unità «costiere», ma comprende anche uomini addestrati, professionisti di prima scelta la cui percentuale salirà fino al cento per cento ora che la leva non c’è più.
Questa risorsa dobbiamo scartarla, sterilizzarla, soltanto per prurigine ideologica? Oggi questa carta deve essere giocata e il nostro Paese deve schierare contro il terrorismo anche l’esercito. Nulla di nuovo, sia chiaro. Nel 1992 si impiegarono reparti delle forze armate nell’azione di contrasto contro la mafia, con poteri di polizia giudiziaria, col potere di presidiare obiettivi sensibili e di identificare pedoni e automobilisti, sequestrando all’occorrenza armi ed esplosivi. Il clima di oggi è diverso in meglio da quello di 13 anni fa?
Non vogliamo far torto alla mafia, ma i boss ci perdoneranno se in questo momento consideriamo la loro minaccia – pur spregevole e da neutralizzare – meno angosciante di quella del terrorismo jihadista. L’Italia deve mettere in campo tutte le sue risorse, se dovremo soffrire soffriremo a ciglio asciutto, sapendo che abbiamo fatto tutto quel che si poteva fare. Non possiamo ipotecare il futuro, ma non possiamo nemmeno rimanere vittime delle idiosincrasie pseudogiuridiche che ci vengono dal passato.
L’impiego dell’esercito nelle modalità, già collaudate, prospettate dal Senato, non significa che l’Italia tornerà barbara, significa soltanto che cercherà di essere più efficiente.
L’onorevole Cento, naturalmente, non è d’accordo, ma è sempre difficile stabilire l’esatta nazionalità di un politico che proviene dagli spazi dell’utopia e dell’estremismo. Abbai pure alla luna, qualunque cosa dica è una concessione al politicamente e astrattamente corretto, ma sappia che gli italiani, di qualunque orientamento politico, non hanno nessuna paura dei loro soldati. Che sono carne della loro carne.