L’Egitto scarcera Abu Omar l’imam rapito a Milano

Il presunto terrorista Abu Omar, l’ex imam della moschea di viale Jenner a Milano, al centro di una spy story che coinvolge la Cia e il Sismi, è un uomo libero. Le autorità egiziane hanno deciso di scarcerarlo su disposizione del magistrato perché le accuse a suo carico (appartenenza a una associazione clandestina) erano da tempo cadute<br />

Milano - La notizia è arrivata nella notte: il presunto terrorista Abu Omar, l’ex imam della moschea di viale Jenner a Milano, al centro di una spy story che coinvolge la Cia e il Sismi, è un uomo libero. Le autorità egiziane hanno deciso di scarcerarlo su disposizione del magistrato perché le accuse a suo carico (appartenenza a una associazione clandestina) erano da tempo cadute.
Hassan Mustafa Osama Nasr, questo il suo vero nome, era stato sequestrato in Italia, probabilmente da un commando di agenti della Cia, il 17 febbraio del 2003 e portato in Egitto. Il suo rapimento, avvenuto in pieno giorno nel centro di Milano, aveva fatto scattare le indagini della Procura meneghina. Indagini che hanno portato all’arresto di due agenti del Sismi, Marco Mancini e Gustavo Pignero, e all’incriminazione di 35 persone, tra le quali i vertici del servizio segreto militare italiani (l’ex direttore Nicolò Pollari e i capicentro Raffaele Ditroia, Luciano Di Gregori e Giuseppe Ciorra) e 26 agenti della Cia. Secondo il Pm milanese, la Cia avrebbe chiesto e ottenuto dal Sismi il via libera al rapimento dell’ex imam, ma i vertici del Sismi hanno sempre negato ogni responsabilità o coinvolgimento diretto nell’operazione.
Nato ad Alessandria d’Egitto, Abu Omar aveva ottenuto asilo politico in Italia nel 2001 dopo un primo arresto per motivi politici, nel 1993. Trasferito in Egitto dagli agenti della Cia, era stato incarcerato fino all’aprile 2004, quando furono fatte cadere le accuse di aver fatto parte di un’organizzazione criminale. Poco dopo era stato nuovamente arrestato in base alle leggi d’emergenza egiziane, quindi senza un’incriminazione formale, e rinchiuso nel carcere di Tora, a sud del Cairo. Secondo il suo avvocato, Montasser al-Zayat, la sua colpa era stata quella di «aver denunciato di esser stato rapito e torturato». Durante la sua detenzione Abu Omar sarebbe stato sottoposto a elettroshock e ad altri maltrattamenti, raccontati in una lettera pubblicata sul Chicago Tribune lo scorso 6 gennaio, che avrebbero convinto Abu Omar a tentare per tre volte il suicidio.
Nell’aprile dello scorso anno aveva testimoniato davanti alla Corte di appello del Cairo. In quell’occasione aveva dichiarato di essere stato «preso dagli americani». «Camminavo per le strade di Milano - ha scritto il quotidiano al Marsi el Yom riportando la sua deposizione - quando un uomo dai tratti americani mi ha fermato e chiesto il passaporto, quindi altre persone mi hanno bloccato alle spalle e costretto a salire su una macchina. Poi mi hanno fatto scendere in un’area dove c'erano degli aerei e in seguito ho saputo che era una base americana, mi hanno caricato su un aereo per la Germania e poi per l’Egitto».
Il rilascio di Abu Omar, che adesso si troverebbe ad Alessandria d’Egitto con la sua famiglia, secondo il suo avvocato, «non deve sorprendere visto che non sussistevano motivi perché fosse detenuto». La notizia della scarcerazione dell’ex imam arriva in un momento cruciale per le indagini sul suo rapimento. In questi giorni è in corso l’udienza preliminare davanti al gip Caterina Interlandi. La Procura di Milano non ha commentato la notizia della scarcerazione. Sul capo di Abu Omar pende un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di terrorismo internazionale, emessa nel giugno del 2005 dal gip Guido Salvini. Lo stesso procuratore aggiunto Spataro, che conduce le indagini sul suo rapimento, aveva più volte chiesto di andare in Egitto per sentire sia come imputato sia come testimone Abu Omar, ma non ha mai ricevuto alcuna risposta dalle autorità del Cairo.