L’elegante barocco che arreda casa Quagliotti

L’imprenditore tessile: «Mobili lineari e semplici, ma impreziosito da elementi che si rifanno ad un grande Stile»

Antonello Mosca

Giovanni Quagliotti viene da una famiglia che da più di settant'anni si occupa di tessuti. La sua azienda, punta soprattutto sulle fibre più pregiate e sulle lavorazioni che riprendono tessuti storici rappresentati anche dai pittori italiani del periodo Medioevale. Una ricerca appassionata per arrivare ad offrire una collezione di tessuti e biancheria per la casa che incontra il favore di tutto il mondo, riconoscendo all'azienda piemontese un vero e proprio primato. E non poteva non amare la casa chi per essa crea davvero «il meglio» in uno dei suoi settori merceologici?
«Mi interessa ad ogni livello - precisa Quagliotti - sia perché è intimamente legata al mio lavoro, sia perché ogni sua espressione è in fondo un modo di vivere, che varia da persona a persona, e ne esalta i gusti, le tendenze, le passioni, gli hobbies, riflettendo appieno il grado di cultura e il pensiero. E poi credo, come accade per tutte le persone che hanno una attività intensa e impegnativa, si trasforma spesso in un vero pensatoio, dove si vedono le cose con serenità, senza distrazioni, aiutandosi magari con strumenti come la lettura e la musica».
La sua mi sembra una casa in fin dei conti molto lineare e semplice.
«Ho sempre amato la semplicità e ho cercato soprattutto che tutto il complesso che mi circonda fosse un poco in armonia con la campagna che mi circonda e tutta la sua storia. Chieri è sì un centro industriale, ma possiede un Duomo che risale al 1400 ed è ricca di ville settecentesche».
C'è però uno stile, osservando gli ambienti, che appare qua e là e dona un certo significato a tutta l'abitazione.
«Certamente c'è un riferimento alla zona, alla regione, alla storia dell'arte, e questo sta nel Barocco piemontese. Uno stile che mi sembra cosa irrinunciabile, anche perché molti pezzi vengono dalle vicende familiari. Con questo non voglio dire che questo stile debba essere l'unico o impedisca, come vede, l'inserimento di un moderno tranquillo, spesso firmato, e che ha le sue peculiarità nel funzionalismo, nella praticità, nel riaffermare che la casa secondo me, non deve essere un museo, ma un modo di espressione del vivere di oggi».
Alle pareti non vedo particolari opere d'arte.
«E infatti non ne possiedo, anche se ciò che decora è sempre qualcosa che si rifà ai paesaggi e alle vedute urbane di Giuseppe De Nittis, un artista che è stato sempre a metà tra gli impressionisti e i macchiaioli fiorentini».
E il suo soggiorno?
«Per il gruppo di divani e poltrone ho scelto un rivestimento "bandiera". Un tessuto che non è molto conosciuto, ma che nelle versioni più belle "a nido d'ape" fa da base al ricamo bandiera. Sul pavimento in cotto toscano poggia un grande tavolo rotondo che si accosta ad una bella piattaia del Settecento piemontese. Vi regna la semplicità, il gioco dei colori chiari, il senso dell'intimità nella sua espressione più comune a tutti».
In cucina c'è qualcosa di più personale.
«Ho decorato le pareti con una ceramica sarda dipinta a mano, vecchia, e l'arredo è estremamente sobrio, per esaltare tutto quello che vi è di più tecnologico per la preparazione dei cibi, anche se da parte mia ne faccio un uso davvero molto limitato».
Guardandosi attorno si nota che i mobili hanno un grande risalto.
«Forse è una sensazione che viene dal grande impiego di colori tenui, che si legano bene con i tessuti. Questi periodicamente li cambio, ricorrendo alle novità che man mano produco».
E dell'arredo di oggi cosa ne pensa?
«Trovo che esprimere giudizi sia abbastanza difficile e forse in me c'è il pensiero di ricoprirlo, di decorarlo, di rivestire il tavolo con una bella tovaglia, di esaltare il letto attraverso le sue lenzuola e il copriletto, di vedere una poltrona dove il mio tessuto predomina. Un'ottica insomma particolare».