L’elemosina? Ora è quasi violenza privata

Valeria Arnaldi

Sono le 16,30 e via Frattina è un viavai di gente che guarda le vetrine, entrano ed escono dai negozi, passeggiano. All’improvviso, una voce: «hey, tu con la maglia rosa e la borsa marrone, proprio tu, non far finta di non sentire...». Nella strada, scende il silenzio. La donna cammina senza voltarsi. Ma le grida continuano, finché lei non si decide a mettere mano al borsellino per lasciar cadere qualche moneta nel piattino di un mendicante. Era lui che la chiamava a gran voce.
Da qualche tempo, passeggiare per le strade del centro, in particolare via Frattina e via della Croce, è diventato arduo. Qui regnano, indisturbati, i cercatori d’euro venuti dall’Est. Ma il sempre più alto numero di venditori ambulanti, questuanti e volontari vari «contro la droga», con la conseguente concorrenza che questo scatena, ha spinto molti abusivi ad adottare nuove tecniche per attirare l’attenzione. Tecniche che spesso sfociano nella violenza privata. A farne le spese, giovani e giovanissimi, in particolare, le donne. Diverse le modalità, ma il trucco è lo stesso: mettere a disagio le persone e impedire loro di svicolare. La tecnica più recente è la personalizzazione della richiesta. Che si voglia ottenere un acquisto o un’elemosina poco importa, ciò che conta è individuare nella folla chi è, almeno all’apparenza, più fragile e cominciare a chiamarlo a gran voce, con termini e descrizioni che rendano chiaro di chi e a chi si sta parlando. Una volta che la vittima ha capito chi sia l’oggetto di tante strilla, si passa alla «messa in imbarazzo»: commenti di carattere economico, «ma quanto volevi spendere?», o suppliche ad alta voce, che si accompagnano inevitabilmente allo sdegno degli altri passanti. Il successo è assicurato: se la vittima prescelta non cede, è, comunque, un’ottima pubblicità: chi oserebbe rischiare di diventare a sua volta oggetto di una tale campagna? Più semplice la modalità dell’«accerchiamento».
In via del Gambero e strade limitrofe, un venditore ambulante si spinge tra i passanti chiedendo di acquistare uno dei suoi prodotti. Sull’altro marciapiede, un suo «collega» fa la stessa cosa. Impossibile attraversare la strada senza averli entrambi al fianco fino a che il disagio non spinga al pagamento. Nella stessa zona, una ragazza si siede su uno skateboard e si lascia scivolare lungo la via. È veloce e, trovandosi ad un’altezza inaspettata, vicina alle ginocchia dei passanti, facilmente li fa inciampare, cadendo a sua volta. Impossibile a quel punto negarle dei soldi. Se, malgrado le pressioni, si riesce a raggiungere la propria auto, la situazione non migliora. Sui Lungotevere, tra le strisce blu, si aggirano numerosi venditori abusivi pronti ad improvvisarsi parcheggiatori - altrettanto abusivi - pretendendo un doppio pagamento: per la vigilanza sull’auto e per un pacco di fazzoletti, calzini o quant’altro. La minaccia è velata, lo è molto di meno la «ritorsione» sull’auto. Il problema non riguarda solo il centro. La stessa situazione si trova cambiando quartiere, a Prati. Alto, con un cappello da baseball in testa ed un modo di fare aggressivo: è uno dei questuanti della zona. I camerieri dei bar cercano di allontanarlo senza successo. È nerboruto e le sue reazioni sono imprevedibili. Vuole 5 euro e non se ne va finché non li ha ottenuti. Al tramonto la situazione si fa difficile in piazzale Clodio e in piazza Cavour. Mentre calano le luci, si alza il tasso alcolico di molti senzatetto, che all’uscita rispettivamente dal supermercato e dal cinema si accostano a ragazze sole e coppiette, «scortandole» fino alla macchina. Tra i locali di piazza Campo de’ Fiori e a piazza di Spagna, i venditori regalano rose alle ragazze, pretendendone, poi, il pagamento dai partner, rifiutandosi di riprendere i fiori. Benvenuti in centro.