L’elemosina senza suonare la tromba

«Quando dunque fai l’elemosina non suonare la tromba davanti a te (…) Quando invece tu fai l’elemosina non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Matteo 6,1-6. 16-18). Il cardinale Tettamanzi aveva certamente ben presente questo passo evangelico quando ha annunciato la lodevolissima intenzione di istituire un fondo di un milione di euro per aiutare chi perde il lavoro a causa della crisi economica. Lo ha fatto in un’occasione particolare, molto pubblica e di forte impatto mediatico: durante la messa di mezzanotte della vigilia di Natale in Duomo. Dunque ha preferito la pubblicità, far «suonare la tromba», alla riservatezza consigliata dal Vangelo secondo Matteo. Ed è comprensibile: il clamore intenzionale dell'annuncio si può giustificare col proposito di dare consolazione, speranza ed esempio. Ma il cardinale sa benissimo che un’iniziativa di questo tipo, socialmente rilevante, riferita alla situazione economica generale e affidata ai mezzi di comunicazione di massa, assume inevitabilmente un valore politico. Esponendosi quindi, altrettanto inevitabilmente, alla critica e - perché no? - anche alla contestazione. Sono perciò incomprensibili certe levate di scudi della stampa cattolica contro considerazioni critiche suscitate dall'iniziativa di Tettamanzi, anche pacate come, ad esempio, quelle del ministro Brunetta. Non credo proprio che l'arcivescovo di Milano non abbia previsto che il suo annuncio potesse anche essere interpretato come denuncia di inadeguatezze della politica. Ne aveva il diritto e lo ha fatto: ma su questo piano deve esistere il simmetrico diritto di replica. Anche perché se non si limita a annunciare un generoso progetto di solidarietà ma addirittura formula il budget, un milione, è inevitabile una valutazione di merito: la Chiesa già fa e spende molto in opere caritatevoli, ma rispetto al bilancio e al patrimonio della diocesi ambrosiana, la più grande e una delle più ricche del mondo, quella somma è molto o è poco? Chi, come noi, ha sempre riconosciuto agli uomini di Chiesa il diritto di criticare, sul piano etico, comportamenti e leggi dello Stato, rivendica il diritto di criticare, sul piano politico, le iniziative di un vescovo. Insomma «date a Cesare... » eccetera.