Per l’elezione del capo dello Stato An minaccia una crisi in Regione

Grandi elettori: gli uomini di Fini esclusi. A Roma Fi, Lega e Ds

Marcello Chirico

All’apparenza sembrava una seduta di consiglio tranquilla, ma si è trasformata quasi in un regolamento di (vecchi) conti in sospeso all’interno della maggioranza. Con Alleanza nazionale infuriata e decisa a prendersi una «pausa istituzionale» (che significa: stop alle proprie partecipazioni in consiglio, in giunta e nelle commissioni regionali, così come alla compilazione delle liste in vista delle prossime elezioni amministrative), fintanto che non verrà chiarito, con un vertice della Cdl, quanto verificatosi ieri in aula. Ovvero: l’esclusione di An dalle nomine dei tre delegati regionali per la prossima elezione del Capo dello Stato. Un’esclusione che risulterebbe non decisa da Roma («me lo ha garantito Fini in persona», ha tenuto a precisare Viviana Beccalossi) ma direttamente al Pirellone.
Tutto è iniziato alle 16 di ieri, coi lavori d’aula immediatamente sospesi proprio su richiesta di An, resasi conto che esisteva ormai un accordo nel resto della coalizione sui nomi dell’azzurro Giancarlo Abelli (eletto poi con 35 voti) e del leghista Stefano Galli (29 voti). Accordo che era stato trovato pure dall’Unione sul nome di Luciano Pizzetti (25 voti), segretario regionale della Quercia. Fuori dai giochi restava insomma la sola An, che aveva candidato la vicepresidente Viviana Beccalossi.
La polemica è scoppiata nel momento in cui è stata negata - coi voti dell’opposizione, ma pure di Fi e Lega - una convocazione dei capigruppo: gli esponenti di Alleanza nazionale hanno abbandonato i banchi in segno di protesta e la Beccalossi ha fatto partire un attacco diretto agli alleati, «perché - ha spiegato - questo è uno schiaffo dato al nostro partito e in particolare da Forza Italia, la quale ogni volta che esistono problemi con la Lega viene a bussare alla nostra porta per cercare un aiuto per ricucire. Non vorremmo essere considerati in eterno i servitori umili della coalizione. Di questa vicenda non condividiamo né il metodo, perché non è possibile che in tutto il Nord, An non abbia trovato un proprio grande elettore, né il comportamento di Formigoni. La prossima volta che qualcuno in giunta tornerà a dargli del “delinquente”, come è già avvenuto, non troverà più An a difenderlo». An che «potrebbe prendere in considerazione pure l’idea di uscire dalla maggioranza se non ci sarà un chiarimento - ha aggiunto la vicepresidentessa -. Per ora non parteciperemo a giunte, consigli e commissioni. Pensare di mandare a votare per il Quirinale uno come Galli, che è stato condannato per vilipendio alla bandiera, a noi dà fastidio». «I miei conti con la giustizia li ho saldati tutti» è stata la replica dell’interessato.
«D’accordo coi nostri vertici nazionali - ha proseguito il capogruppo Alboni - avevamo chiesto un rinvio della votazione proprio per trovare un accordo, ma non ci è stato concesso. Poteva anche finire così, ma non in questo modo». «Capisco l’amarezza di An - ha cercato di spiegare il capogruppo azzurro Boscagli - ma uno dei due posti spettava a Fi per ovvi motivi di rappresentatività, sul secondo avremmo preferito un accordo sovra-regionale, ma in assenza di questo abbiamo fatto convergere i voti sul candidato del secondo partito in termini numerici». In serata, attraverso una nota, la presidenza regionale ha manifestato «dispiacere per le polemiche di An», spiegando che Formigoni aveva «fatto il possibile per sollecitare una soluzione concordata, a livello nazionale, tra i partiti». Ma non è arrivata.