L’elogio della brevità: i corti si mettono in vetrina

Corti in festa... o meglio in festival. Perché a Roma prendono il via in questi giorni due interessanti festival di cortometraggi, forti di un’arte ormai autonoma e sempre più apprezzata dal pubblico. La cine-maratona capitolina parte questa sera, presso l’associazione Ilyo’s nel cuore del rione Monti, con la decima edizione de «L’invasione degli Ultracorti» e prosegue nella città universitaria con il 3° Festival del Cortometraggio universitario «La città in corto», dal 27 al 29 marzo. Gli ultracorti del primo, mutuati ironicamente da un classico della fantascienza anni ’50, andranno avanti fino al 18 aprile, mettendo in mostra una sorta di elogio della brevità. Intesa come capacità di offrire un giudizio spietato, come un aforisma declinato per immagini. Corti come forma chiusa e completa di racconto, oltre che palestra per accedere al mondo dei lungometraggi. Dall’estetica di un genere non più di nicchia al corto come ghiotta occasione per lo sterminato popolo di studenti universitari. «La città in corto» è ideato e promosso dall’associazione «Il Laboratorio dell’Ateneo», il festival proietta una ricca carrellata di opere brevi, selezionate tra le centinaia pervenute dall’intero territorio nazionale, sottolineando non solo le potenzialità organizzative dell’equipe studenti-corpo docente-tecnici del settore ma soprattutto la volontà, sempre maggiore, di rafforzare il legame tra sistema universitario italiano e mondo del lavoro. Seguendo una struttura circolare, a voler parafrasare una classica forma del racconto filmico, il corto nasce con il cinema, essendo cortometraggi - i cosiddetti two reels - pressoché tutti i film del primo cinema muto, per ritornare in auge, in questi ultimi anni, con maggiore consapevolezza e quell’autonomia produttiva e artistica che pareva smarrita nei decenni passati.