L’Emilia alza le tasse ma poi butta ottocentomila euro

Mazzata per i contribuenti emiliani con l'aumento dell'Irpef deciso dalla giunta di centrosinistra. Previsto un "incasso" di 240 milioni. Fondi regionali per corsi di ballo, cori romagnoli e chirurghi riccionesi

Milano - L’Emilia Romagna è l’unica Regione ad aver alzato l’Irpef, utilizzando la facoltà concessa dalla Finanziaria. La giunta di centrosinistra guidata dal ds Vasco Errani conta di incassare 240 milioni di euro da destinare prevalentemente alla sanità (l’anno scorso almeno 200 milioni di buco) e a un fondo per l’assistenza delle persone non autosufficienti.
Una mazzata per i contribuenti emiliani: l’aumento regionale delle tasse si aggiunge a quello nazionale e a quello comunale disposto da gran parte dei sindaci, in testa Sergio Cofferati a Bologna. Tanto che perfino il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, in un’assemblea in città, aveva chiesto di «non sommare» i ritocchi delle addizionali.
L’altro problema è che, di fronte all’esigenza di ripianare il bilancio, come sempre si ricorre alla leva fiscale. E si fa pagare indistintamente i cittadini, anziché arginare i fiumi di spesa pubblica improduttiva e clientelare. Meglio alzare le tasse che eliminare i contributi a pioggia che alimentano enti vari, associazioni e comitati, in genere non privi di sponsor politici.
L’ultimo esempio emiliano è la delibera della giunta che distribuisce 800mila euro per «iniziative rivolte ai giovani». È giusto «favorire lo sviluppo e il potenziamento delle politiche giovanili». Meno, denuncia il consigliere di Forza Italia Gianni Varani, concedere «finanziamenti a progetti con titoli improbabili». Esempi: «Prove tecniche di associazionismo» dell’Arci (15mila euro), «Parlarsi, cantare e ballare insieme» della Comunità Montana Val Nure (7mila, «Creatività, relazioni, espressività, arte» del Comune di Modena (23mila), «Flashgiovani, network metropolitano in onda» del Comune di Bologna (25mila), «Oltre i sensi: nuovi media, nuovi luoghi» della Comunità Montana Modena est (13mila), «Imaginaction» del Comune di Ferrara (70mila), «Young people network» della Provincia di Forlì-Cesena (48mila).
I disinvolti meccanismi di spesa, peraltro tutt’altro che esclusivi dell’Emilia Romagna, non si fermano alle politiche giovanili. Basta sfogliare il voluminoso «Albo dei beneficiari di provvidenze economiche», 1.405 pagine che raccolgono tutti i contributi a vario titolo elargiti dalla Regione. L’ultimo rendiconto riguarda il bilancio 2005 e contiene migliaia di elargizioni con singolari motivazioni.
Si scopre dunque che l’Emilia Romagna finanzia «convegni e congressi» della comunità eritrea di Bologna (1.000 euro), dei chirurghi riccionesi (1.500), dell’associazione polizia di stato di Imola (2mila), dell’associazione ornitologica faentina (2mila), dell’associazione socioculturale interafricana di Bologna (500) e perfino del centro culturale multietnico «La tenda» (1.000) che per sua stessa ammissione «opera a Milano nel quartiere Dergano-Bovisa».
Soldi arrivano ai circoli Arci, a fondazioni religiose, all’associazione europea degli insegnanti di Ferrara, ai cori emiliano-romagnoli (37mila euro), all’associazione culturale «Chitarra e altro» e all’associazione italiana del consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa: 113mila euro «per la promozione dell’integrazione europea e la collaborazione tra i popoli di tutti i continenti».
Naturalmente l’elenco potrebbe continuare a lungo. E insomma, a leggere le 1.405 pagine di contributi regionali viene da chiedersi: era proprio necessario aumentare le tasse? Sì, risponde Flavio Delbono, vicepresidente della giunta e assessore alle Finanze: «La realtà è che le altre Regioni avevano messo le addizionali già negli anni scorsi. Quindi semmai noi siamo arrivati per ultimi».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it