L’Emilia chiede i danni ai sindaci rossi: «Soldi pubblici per pagare i loro legali»

nostro inviato a San Lazzaro di Savena (Bologna)

Il «soccorso rosso» questa volta non ha funzionato: un altro segno dei tempi che cambiano nella sempre più scolorita Emilia Romagna. Soccorso rosso significa l’intreccio che per decenni è stato inestricabile tra partito e amministratori locali, l’uno sempre a supporto dell’altro. Un intreccio che comincia a sciogliersi. Succede a San Lazzaro di Savena, grosso centro alle porte di Bologna, dove la procura della Corte dei conti regionale ha avviato un procedimento per chiedere 200mila euro di danni a 39 amministratori comunali, tra cui due sindaci: l’avvocato Aldo Bacchiocchi, che fu anche vicepresidente dell’Anci regionale, e quello in carica Marco Macciantelli.
La pattuglia, che comprende anche assessori, consiglieri e dirigenti, ha deliberato di pagare le spese legali ad altri due amministratori di San Lazzaro, l’ex sindaco Sonia Parisi e l’ex assessore Ezio Bittoni. La coppia era stata coinvolta nello scandalo Agripolis che negli anni ’90 interessò parecchi comuni bolognesi. Lunga vicenda chiusa nel 2004 con assoluzioni, archiviazioni, prescrizioni e nessuna condanna.
Il Comune di San Lazzaro pagò gli avvocati al sindaco e all’assessore. Parcelle sostanziose. Peccato però che, come rileva la magistratura contabile, i due «sono stati coinvolti nei procedimenti penali in qualità di componenti del consiglio di amministrazione di Agripolis, e quindi per atti e per fatti non direttamente connessi alla qualità di amministratore comunale, circostanza questa che esclude ogni possibilità di rimborso».
La società Agripolis fu fondata nel 1982 per il compostaggio dei rifiuti solidi urbani da Provincia e Comune di Bologna oltre che da nove Comuni del circondario e alcuni privati. Fu salvata da una gestione fallimentare con i soldi degli enti locali. Parisi e Bittoni, in carica a metà anni ’90, erano stati rinviati a giudizio e poi prosciolti assieme ad altri 150 amministratori (quasi tutti del Pds) tra cui Renzo Imbeni, Walter Vitali e Mauro Zani.
Ora la Corte dei conti dell’Emilia Romagna non contesta le sentenze assolutorie, ma le irregolarità commesse dagli amministratori di San Lazzaro nel caricare sul bilancio comunale le spese legali relative a un caso cui l’ente era estraneo. Un favore fatto agli amministratori sulla base della politica dei vasi comunicanti. La decisione di pagare gli avvocati per una causa che non riguardava il Comune non è stata una svista, ma una precisa scelta rinnovata per tre mandati, il che spiega anche perché sia coinvolto un numero così alto di amministratori. Il danno erariale subito dal comune è stato quantificato in 208.400 euro, al netto dei rimborsi già versati dall’assicurazione.
La delibera del 1995, a giudizio dei pubblici ministeri contabili, «è palesemente illegittima». Si parla di «palese conflitto di interesse». «Nessuno dei pagamenti effettuati a favore dei diversi studi legali appare legittimo non ricorrendo le condizioni richieste dalla legge e dalla giurisprudenza». «Tutti i presunti responsabili del danno hanno agito con estrema leggerezza e superficialità e il loro comportamento appare caratterizzato da colpa molto grave».
Il procuratore contabile osserva poi che «il giudice d’appello ha disposto la compensazione delle spese di giudizio di entrambi i gradi di giudizio, formula che esclude il diritto dei convenuti a ottenere dall’amministrazione il rimborso delle spese per la propria difesa». Le parcelle degli avvocati ammontavano a 300mila euro, di cui 100mila coperti dall’assicurazione del comune di San Lazzaro. Il resto è stato caricato sulle tasche dei cittadini.
«Potrebbe essere soltanto la punta dell’iceberg», dicono Alberto Vecchi, consigliere regionale e vicecoordinatore del Pdl in Emilia, e Samuele Barillà, coordinatore comunale del partito. «Se pensiamo che per due persone si sono pagate parcelle per 300mila euro, chissà a quanto potrebbero ammontare le spese se casi analoghi si fossero verificati anche per altri amministratori dei comuni bolognesi che partecipavano ad Agripolis. Senza contare che gli studi legali interessati sono sempre gli stessi, quelli del “soccorso rosso”».
All’esame della Corte dei conti regionale c’è anche un altro caso di presunto danno erariale a spese del Comune di San Lazzaro di Savena, denunciato dal Pdl locale. È una vicenda che contrappone il Comune ai vigili urbani, sulla quale l’amministrazione di centrosinistra ha disposto la secretazione degli atti, di fatto impedendo ai consiglieri comunali di accedere alla documentazione. Si stima un danno erariale di circa 800mila euro, cui si aggiungono altri 40mila spesi in parcelle per studi legali «amici» incaricati di predisporre pareri per la giunta.