L’emozione della voce di Bindi

Genova lo doveva ad Umberto Bindi, su questo siamo tutti d'accordo. Cosa? Un degno tributo, naturalmente. Potremmo anche dire che l'Italia intera era in debito con lui e per questo, in tutti questi anni, si era trascinata un senso di colpa che si è voluta togliere con un urgente opera di salvataggio in extremis.
Ed ecco che il Teatro Stabile in collaborazione con la Regione Liguria propone nell'ambito di questa Stagione 2010-2011 uno spettacolo che vuol essere un viaggio nella difficile vita del cantautore.
Un'operazione, «La musica è infinita», che ha tutte le migliori intenzioni, in cui si buttano a capofitto un gruppo di bravi cantanti e musicisti capitanati da Gian Piero Alloisio, ma che ahimè lascia delusi. Si voleva accompagnare lo spettatore lungo il percorso dell'ultima vita malandata e malata di Bindi con l'aiuto di una figura-narratore per scoprire a poco a poco cosa c'era nella vecchia valigia di Umberto, ma questo cammino è risultato pedissequo e stanco.
Giuseppe Cederna, a cui è affidato il ruolo del professore-narratore, inizia la sua recitazione dalle prime file della platea con un tono mesto che non abbandona mai per tutta la sua narrazione. Mai un cambio di intonazione, mai uno sguardo o un gesto che contribuiscano a vivacizzare lo spettacolo.
Per fortuna c'è Alloisio. Lui è il solo in grado di far arrivare al pubblico il giusto pathos di cui aveva bisogno per entrare in empatia con il cantautore scomparso. Alloisio canta con sentimento e commozione quegli inediti che aveva promesso alla presentazione e lo fa col cuore. Gli è accanto Giua, riguardo la quale non si può dire lo stesso.
Ma il protagonista assoluto è un grosso registratore a bobine sistemato in cima ad una libreria che segna il perimetro di una scena rotante di effetto, ottima soluzione di Guido Fiorato di cui in questo periodo si sono già apprezzati altri allestimenti. Da quel registratore illuminato come una prima donna esce la voce di Bindi, la vera star dello spettacolo. Una voce dolce e triste che raccontando quasi sussurrando di solitudine e amarezza porta alla commozione. Brillante escamotage del regista Andrea Liberovici, che attraverso le proiezioni retrostanti e i giochi di luci, ha cercato di colmare la mancanza di ritmo di un testo povero e poco riconoscente alla grandezza di Umberto.
Purtroppo questo non è bastato alla riuscita dello spettacolo, che comunque ha ricevuto tanti applausi da riportare gli artisti sul palco per la concessione di due bis di canzoni.