L’Empoli e una papera di Doni castigano una Roma sprecona

Giallorossi in gol nel primo tempo con Giuly e Brighi, poi fanno tanti errori e i toscani rimontano

Empoli - Quando la Roma spallettiana sta per rompere l’incantesimo di Empoli (due sconfitte nelle ultime due stagioni), al 91’ arriva la prodezza del baby di scuola juventina Giovinco. «Volevo centrare la porta, ma stavolta ho avuto anche fortuna», confessa candidamente l’attaccante dell’Under 21 azzurra. Il gesto tecnico è da incorniciare, ma il portiere della Roma Doni ha le sue responsabilità. Insomma, il tabù Empoli continua e stoppa la rincorsa della Roma. Se è vero, come dice capitan Totti (ieri ancora assente, mancherà anche a Lisbona e forse pure nel match casalingo con il Cagliari), che lo scudetto si vince con le piccole, ieri la squadra giallorossa ha perso un’ottima occasione. Sì, perché buttare via un vantaggio di due reti a 23 minuti dalla fine è davvero imperdonabile.

Da sceneggiata napoletana quanto avviene dopo l’hurrà di Giovinco in un post partita caldissimo. Un battibecco tra il dirigente della Roma Antonio Tempestilli e il presidente toscano Fabrizio Corsi (interrogati dagli 007 dell’Ufficio Indagini) farà partire un’inchiesta federale del superprocuratore Palazzi. I fatti: i toscani esultano per lo scampato pericolo, Tempestilli con il dito indica minacciosamente un signore piuttosto agitato. «Corsi mi ha detto romano di m... e non lo posso accettare», racconta il dirigente giallorosso che sparisce nel sottopassaggio. Lì riprende il battibecco («io pezzo di m... non me lo faccio dire», risponde il numero uno dell’Empoli) e si rischia anche lo scontro fisico.

L’ex Spalletti ironizza: «Lui viene nello spogliatoio e si comporta come i bambini dell’asilo, prendendoci in giro». Corsi arriva davanti alle tv e dice: «Fanno i moralisti, ma ad Empoli hanno lasciato i chiodi. A cosa mi riferisco? Ai debiti di qualche anno fa con mio fratello». La Roma fa sapere che il riferimento è a una storia che avrebbe avuto come protagonista Batistuta e la famiglia Corsi per affari privati. Chiude il dg giallorosso Pradè: «Noi dirigenti dovremo dare sempre l’esempio, non possiamo innescare polemiche. E Corsi non può tirare fuori affari privati». Tornando alla partita, la Roma si piace a tal punto da sprecare il match point in più di un’occasione. «La differenza l’ha fatta la concretezza», dirà alla fine il tecnico della Roma. Un’ammissione di quanto folle sia stato l’andamento di una partita dominata dai giallorossi per un tempo e poi finita con un pareggio che sa di beffa.

Il turnover spallettiano (assenti in cinque tra infortunati e squalificati e altri due titolari all’inizio in panchina) ha effetti devastanti: due gol di Giuly, poi uscito per un problema all’adduttore, e del Brighi promosso per la prima volta titolare sembrano spianare la strada. Ma i giallorossi buttano al vento un sacco di occasioni (Vucinic è l’ombra del giocatore visto nelle ultime apparizioni) e paiono confusi nella manovra. L’Empoli ci crede e con due eurogol di Vannucchi e del già citato Giovinco fa il miracolo, dopo due conclusioni sfortunate di Pozzi.