L’Enac sospende la Tuninter: «Controlli su tutti gli aerei»

L’Agenzia per la sicurezza dei voli impone procedure manuali per la verifica del carburante

Nino Materi

Meglio tardi che mai. L'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) ha disposto «la sospensione immediata dell'autorizzazione ad operare rilasciata alla compagnia tunisina Tuninter». «Autorizzazione ad operare» - tradotto dal burocratese all’italiano - significa semplicemente «volare».
Una decisione attesa già all’indomani della tragedia del 6 agosto in cui persero la vita 16 persone, ma che ieri è diventata inevitabile dopo il clamoroso sviluppo rivelato dall’inchiesta sulle cause della sciagura.
L’Atr 72 della Tuninter partito da Bari e diretto a Djerba precipitato nelle acque di Capo Gallo (davanti a Palermo) dopo un estremo tentativo di ammaraggio, sarebbe infatti caduto a causa della mancanza di carburante. Ma è la genesi di questa «assenza di gasolio» l’aspetto più inquietante della vicenda: il pilota sarebbe infatti stato «tratto in inganno» da un indicatore del carburante montato il giorno prima sull’Atr 72, ma in realtà «di serie» a un altro modello: l’Atr 42. Ciò perché il pezzo originale dell’Atr 72 non era in quel momento disponibile. E così i tecnici della Tuninter hanno pensato di «adattare» l’indicatore di carburante dell’Atr 42 sull’Atr 72. Un’operazione folle, considerato che i due strumenti di bordo non sono intercambiabili, essendo tarati su limiti di kerosene ben diversi l’uno dall’altro. Da qui il tragico equivoco sull’effettiva quantità di carburante contenuto nel serbatoio dell’Atr 72 rimasto «improvvisamente» a secco. A questo va aggiunta l’incomprensibile ingenuità dell’equipaggio dell’Atr 72 che - pur al corrente della presenza dell’indicatore «taroccato» - nella fase di rifornimento in Puglia non ha richiesto «il pieno», bensì un semplice «rabbocco» di kerosene. Con la drammatica conseguenza che, quando il motore sinistro si è fermato, subito seguito da quello destro, l’indicatore segnava 2000 chili; invece il serbatoio era ormai completamente asciutto. In tali condizioni l’aereo non poteva che precipitare, come è effettivamente precipitato. E ora non resta che piangere su ciò che si sarebbe potuto fare e che non si è «voluto» o «saputo» fare.
L'aspetto giudiziario del disastro porterà i magistrati palermitani in Tunisia per una rogatoria con la quale identificare, a Tunisi, i responsabili della manutenzione dell'Atr 72; i reati ipotizzati sono omicidio colposo e disastro colposo e già cinque persone (fra cui il pilota e il copilota) sono state iscritte nel registro degli indagati.
L'Enac ha inoltre chiesto all'Easa, l'Agenzia per la sicurezza aerea europea, un intervento urgente al fine di verificare le procedure di manutenzione inerenti l'installazione dell'indicatore di quantità carburante su tutte le flotte di Atr 42 e 72.
«Praticamente abbiamo detto ai direttori tecnici delle compagnie che operano con Atr in Italia di misurare il livello del carburante con la classica asta, a mano - ha detto il presidente dell'Enac, Vito Riggio -. Fino a quando non saranno effettuate le verifiche sugli impianti di bordo che segnalano la quantità di carburante i controlli andranno fatti manualmente. Abbiamo contestualmente informato l'Easa affinché provveda a far effettuare gli stessi controlli con gli Atr che volano in Europa. Nel mondo ci sono circa 700 Atr operativi».
«La Tuninter - ha spiegato il presidente dell’Enac - non può volare in Italia. Se sarà provato che l'indicatore di carburante è stato sostituito con quello di un altro modello (c’è chi dice appositamente «smontato» da un Atr 42 ndr) vuol dire che la compagnia non ha rispettato le regole di qualità».
Parole fin troppo morbide per chi ha provocato la morte di 16 innocenti.