L’enciclica di Papa Benedetto e la «guerra» dei traduttori

Il testo della lettera, modificato fino all’ultimo, va in stampa in queste ore

Andrea Tornielli

da Roma

Le ultimissime correzioni al testo dell’enciclica «Deus caritas est» sono state consegnate lunedì mattina e soltanto ieri è terminato il lavoro dei traduttori: la prima lettera di Benedetto XVI, la cui pubblicazione era stata ipotizzata per questo fine settimana, potrebbe slittare nei primi giorni della prossima, a ridosso dell’uscita, il 25 gennaio, in allegato al settimanale Famiglia cristiana.
Proprio l’annuncio ufficializzato dalla popolare rivista dei paolini - che da editori italiani delle opere di Ratzinger sembra abbiano preso accordi direttamente con il pontefice ma non hanno ancora ricevuto il testo italiano da mandare in stampa - ha costretto a un tour de force straordinario gli uffici vaticani. Ma non è stato questo che ha fatto slittare la pubblicazione di un’enciclica che si riteneva dovesse uscire per l’Immacolata, l’8 dicembre, poi per Natale, poi per l’epifania e infine per gli ultimi giorni di gennaio. A tutt’oggi, l’unica dichiarazione da parte della Santa sede è rappresentata dalle parole del direttore della sala stampa vaticana Joaquín Navarro-Valls, il quale all’Ansa ha detto che la lettera papale, firmata il 25 dicembre, sarebbe stata resa nota entro gennaio.
Il testo dell’enciclica papale si compone di due contributi: il primo è uscito interamente dalla penna di Benedetto XVI (il Papa ci ha lavorato durante le vacanze estive) ed è dedicato al tema dell’amore cristiano. Ratzinger confuta le tesi di molti intellettuali, filosofi e teologi - come ad esempio il luterano svedese Anders Nygren, che nel 1930 pubblicò un corposo volume dedicato a «Eros e Agape» - i quali hanno sostenuto che il vero cristianesimo è sì fondato sull’amore, ma inteso esclusivamente come «agape», cioè come dono di sé senza pretese e senza nulla chiedere in cambio. L’«eros», il desiderio dell’uomo di ricevere amore, di avere amore in cambio, sarebbe un male, secondo Nygren e i suoi seguaci. Il Papa, invece, spiega come per la Chiesa cattolica amore è sì dare, ma anche ricevere: «agape» ed «eros» dunque sono due aspetti complementari dello stesso amore e solo l’uomo che li vive entrambi alla luce di Dio, vive pienamente tutte le dimensioni dell’amore.
A questa prima parte, breve e teologica (Benedetto XVI non intendeva scrivere un’enciclica «programmatica») ne è stata affiancata una seconda. Si tratta di un progetto che era stato partorito nell’ultimo periodo di Giovanni Paolo II dal Pontificio consiglio «Cor Unum» per la stesura di un’enciclica sulla carità. Il progetto era stato considerato poco soddisfacente e la pratica in Segreteria di Stato era stata bollata con la scritta «reponatur» («si lasci cadere»). Qualche mese prima di morire Papa Wojtyla avrebbe però deciso di tornare sull’argomento, affidando ad altri collaboratori la stesura del progetto. Questo secondo testo, dedicato alla carità e alle «caritas», che tocca l’attività assistenziale della Chiesa e delle organizzazioni internazionali, Onu compreso, è stato quindi affiancato alla riflessione teologica di Benedetto XVI. Tutto ciò avveniva all’inizio di novembre.
A questo punto, il testo è stato affidato ai traduttori, ma anche alla Congregazione per la dottrina della fede, che ha avuto il compito di rileggere il testo, armonizzare le due parti e poi verificare le traduzioni. Un lavoro lungo, meticoloso, al quale si è aggiunto un ulteriore intoppo: la prima traduzione, preparata dalla sezione tedesca della Segreteria di Stato, sarebbe stata considerata non sufficientemente precisa da parte dell’ufficio guidato dal vescovo Paolo Sardi, che da quasi un trentennio si occupa della stesura dei discorsi papali e che per le traduzioni tedesche si affida alla signora Ingrid Stampa, già segretaria e governante dell’appartamento del cardinale Joseph Ratzinger.
La tensione tra questi due uffici, oltre all’elenco molto nutrito di correzioni e cambiamenti proposti dall’ex Sant’Uffizio, hanno rallentato il percorso rispetto alla tabella di marcia facendo slittare la data di pubblicazione. L’ultima revisione, nei giorni scorsi, è stata data ovviamente dall’autore dell’enciclica, Benedetto XVI, che ha controllato i rilievi e le osservazioni ricevute lungo questi mesi.