«Con l’energia rinnovabile rilanciamo Ferrania e creiamo posti di lavoro»

Il fotovoltaico al posto della vecchia e ormai obsoleta produzione di pellicole Ferrania nella storica azienda della Val Bormida: lo identifica il piano industriale presentato dalla proprietà, il gruppo armatoriale Messina, che investirà cento milioni di euro in tre anni per attivare a regime 280 posti di lavoro diretti e 110-130 nell’indotto. Del nuovo piano industriale, illustrato preventivamente ai sindacati, hanno parlato ieri nella sede di Messina a Genova i vertici del Gruppo, in particolare Stefano Messina, Andrea Gais e l’amministratore delegato di Ferrania Technologies, la società nata dalle ceneri dell’azienda di Cairo Montenotte e pienamente orientata ora alla riconversione produttiva, dopo le alterne vicende seguite alla rinuncia alla ricapitalizzazione da parte del socio Vittorio Malacalza (uscito definitivamente a luglio dalla compagine azionaria). Pare quindi avviato alla realizzazione, anche se a passi molto prudenti e ragionati, nell’ottica di una programmazione industriale e finanziaria adeguata alle prospettive del mercato, il disegno dell’imprenditore Giorgio Messina, scomparso nel maggio scorso, che aveva investito energie e strategie industriali nella riconversione e al rilancio di Ferrania, avviata in quel momento alla chiusura e alla definitiva dismissione di oltre quattrocento dipendenti sotto il peso di un forte indebitamento.
Le attività (primi lavori di installazione a gennaio) della nuova Ferrania riguardano celle, moduli e impianti di generazione elettrica fotovoltaica con capacità fino a 60 megawatt. È prevista anche una centrale a biomasse e un impianto di teleriscaldamento che servirà i comuni di Cairo Montenotte, Altare e Carcare. «Partiamo da una società che era ormai morta - spiega Stefano Messina - e la rilanciamo con l’obiettivo di arrivare a ampliare ulteriormente la produzione occupando, nel 2013, fino a 380 lavoratori». Oggi ce ne sono 450 in cassa integrazione e 140 al lavoro su attività tradizionali: fotocolor e chimica fine per cosmesi e farmaceutica, che verranno in parte dismesse. Resta in piedi, ma per il momento solo a livello di approfondimento con advisor e partner di settore, il progetto di un laminatoio che occuperebbe altri 300 lavoratori; per questo, fra l’altro, è stato siglato un accordo preliminare con un grande gruppo siderurgico europeo - «non è spagnolo, non è francese, tutte le altre ipotesi sono valide» celia Stefano Messina - in attesa dell’inversione di tendenza della congiuntura internazionale.