L’energia rinnovabile per uscire dalla crisi come vuole fare Obama

di Walter Pilloni*

Caro Lussana, in relazione all'articolo di Federico Casabella «No al nucleare e i delegati si ribellano al collega ecologista...» consentimi di aggiungere ancora un paio di riflessioni per meglio chiarire cosa sta avvenendo nel mondo, altrimenti rischio di passare per visionario… o peggio.
Con il senno del poi, possiamo oggi affermare che fu un grave errore rinunciare al nucleare in forza del referendum popolare che contrappose l'opinione dei cittadini su un tema così importante. Non fu sensato abbandonare quel progetto e fu molto stupido chiedere l'opinione degli elettori poche settimane dopo l'incidente di Chernobyl.
Il risultato è che oggi il nostro paese dipende interamente dalle forniture dei paesi energeticamente più attrezzati... che in parte sono anche quelli meno democratici.
Nessuno in questi giorni nel Pdl vuole prendersi il «mal di pancia» di discutere sulla validità della indicazione che il governo vuole portare avanti. Siamo tutti convinti che lo staff tecnico del Ministero dello Sviluppo Economico abbia attentamente valutato con la necessaria competenza i pro e i contro che una scelta di questo tipo oggi comporta.
Limitiamoci a dire che se fossimo in un momento di ordinaria crescita economica saremmo tutti maggiormente convinti circa la validità di una scelta così coraggiosa. Purtroppo come tutti sappiamo, in questo momento siamo all'interno di una crisi economica così grande e così grave che prevederne le conseguenze è quasi impossibile.
Ad oggi le cifre che ci vengono fornite dai centri studi sono a dir poco allarmanti.
Nel 2007 hanno chiuso i battenti 280 mila aziende e molte di più, stando ai dati parziali, cesseranno la loro attività entro l'anno in corso.
Ricorrendo alle percentuali diciamo che i fallimenti si assestano ad un 5.2% annuo, mentre le chiusure volontarie sono al 2.8 %. La somma di questi due indicatori ci porta ad un drammatico 9%.
Per meglio esprimere il concetto diciamo più semplicemente che se, per assurdo, non si creeranno nuove imprese entro i prossimi 10 anni il nostro tessuto manifatturiero sarà completamente azzerato.
Per onestà di informazione va detto che nel 2007 sono state attivate 342 mila partite Iva ma con la stessa onestà va chiarito che queste riguardano quasi esclusivamente servizi di vicinato, bar e negozi.
Poiché i tempi di realizzazione di una centrale nucleare vanno oltre il decennio ed occorrono enormi investimenti forse, stante la situazione descritta, sarebbe opportuno, in parallelo, ripeto senza abbandonare un progetto di medio/lungo periodo, se si vuole salvare quel che resta del tessuto delle piccole e medie imprese, valutare anche l'ipotesi di destinare da subito risorse verso le tecnologie ecocompatibili o Fonti energetiche rinnovabili (Fer).
Oggi tutto il mondo sta investendo massicciamente nell'High Tech «verde». Alcuni paesi Europei, Stati Uniti e Cina sono già oltre i blocchi di partenza e stanno impiegando risorse economiche ed umane molto significative.
Per meglio comprenderne l'importanza di questo nuovo orientamento proviamo a valutare alcuni dati oggettivi.
Parlando di eolico, una delle fonti maggiormente diffuse, tra il 2000 e il 2006 la Germania ha installato 20.622 MW contro i 2.123 dell'Italia mentre nel fotovoltaico sempre la Germania ha installato 1.429 MW contro un nostro misero 38MW (vedere tabella).
Come conseguenza di questa scelta oggi la Germania beneficia del energia ricavata dalle Fonti energetiche rinnovabili in maggior misura di quanto non faccia dall'energia nucleare, e sembra che questo contributo nella volontà di chi governa sia destinato ad aumentare.
In termini di ricaduta occupazionale sempre in Germania è certo che il (Fer) supererà quella del settore automobilistico, che rimane il più grande del paese.
Il 27 novembre, alle 5 a.m. il 43% del fabbisogno di energia elettrica spagnolo è stato soddisfatto dalle pale eoliche grazie ad una condizione meteo particolarmente favorevole.
La Spagna normalmente soddisfa 11% del suo fabbisogno energetico con l'utilizzo del Fer e punta a triplicare questa percentuale entro il 2020.
In Europa, nel settore delle rinnovabili, oggi operano 400 mila persone con un giro d' affari di oltre 40 miliardi di euro ma le previsioni che vengono elaborate da centri studio prevedono 1,6 milioni di posti di lavoro ed investimenti superiori ai 100 miliardi entro il 2020.
È bene ricordare che mentre per le altre fonti energetiche di tecnologia più impegnative occorrono molti più anni per assaporarne i benefici, per quelle rinnovabili il fattore tempo è quasi azzerato, poiché la conoscenza è già disponibile e fruibile.
Il presidente Usa Barack Obama ha promesso in campagna elettorale la creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro nel «business verde» ed investimenti per 15 miliardi di dollari l'anno a partire dal 2009. L'obiettivo finale è quello di azzerare le importazioni di petrolio da MO e Venezuela entro il 2015.
In Cina un milione di persone lavorano nel settore del fotovoltaico e sono leader indiscussi a livello mondiale su questa tecnologia.
In Italia si può fare molto da subito, imprese ed imprenditori sono pronti a partire e ad investire molto nelle energie rinnovabili con previsioni per 100 mila nuovi posti di lavoro ed investimenti nell'ordine di 75 miliardi di euro.
Una straordinaria occasione per rilanciare le imprese, creare nuova occupazione e ridurre la dipendenza dalle importazioni di greggio.
Limitiamoci a dire che un orientamento politico e industriale del nostro paese verso la condivisione di questo nuovo business potrebbe davvero scongiurare l'acuirsi di una crisi industriale che altrimenti rischia di vederci soccombere senza appello.*Presidente di Ecomission