L’Enfance Rouge, il lato fisico del rock

Difficile imbattersi in un gruppo più «disturbante» e «a parte» nella scena rock indipendente europea. Stiamo parlando di L'Enfance Rouge, il trio franco-italiano, che vive tra Berlino e Tunisi, in concerto domani sera al Palazzo Granaio di Settimo Milanese (largo Govanni XXIII, ore 22.30, ingresso 5 euro).
La musica del cantante-chitarrista François R. Cambuzat (fratello di Amaury Cambuzat degli Ulan Bator), della bassista Chiara Locardi e di Jacopo Andreini (batteria) non è facilmente definibile, sospesa com'è tra avant-rock, rock sperimentale e improvvisazione. Musica mai prevedibile, dunque. Come le (inconsuete) passioni dichiarate dai componenti della formazione: il chitarrista d'avanguardia giapponese Keiji Haino e il cantante libanese Wadih El-Safi; la musica classica contemporanea e le canzoni della guerra civile di Spagna.
In molti li ricorderanno negli anni Novanta dall'epopea del glorioso Consorzio Produttori Indipendenti: oltre ai C.S.I. di Ferretti, Zamboni e Maroccolo, agli Ustmamò e ai Marlene Kuntz c'era anche questa strana «creatura apolide». Capace di dare vita a più di 1800 concerti dal 1995 a oggi: dai Paesi baltici alla Georgia, da Berlino a Siviglia, da Bruxelles a Siracusa; in teatri, club o nei campi profughi in Slovenia durante l'ultima guerra dell'ex Jugoslavia. Il settimanale musicale francese Les Inrockuptibles ha descritto il loro sound - incrocio tra introspezione e fisicità - come «il Vesuvio dopo l'eruzione». Mica male, no?