L’enfant prodige che suona la chitarra «da dio»

La rivista Rolling Stone lo ha messo in copertina come uno «dei nuovi dei della chitarra» e l’ha inserito nella lista dei 100 migliori chitarristi di tutti i tempi.
Lui, Derek Trucks, è nato a Jacksonville, Florida, 28 anni fa, ha avuto il battesimo del fuoco in concerto a soli 9 anni ed è chitarrista di indiscusso talento. Non tanto per il virtuosismo o la velocità d’esecuzione - comune a molti eroi della sei corde - ma per il modo di colorire le note, di farle parlare con umori lirici e melodici, con taglio rock ora minaccioso ed ora rilassato ma soprattutto intriso di blues. Perché è dal blues che nasce Derek Trucks ed è il blues che alimenta il suo ruolo di chitarrista di culto, che ha aperto le tournée di Eric Clapton e degli Allman Brothers e che stasera arriva al Music Drome per chiudere con la sua band il tour italiano.
È proprio agli Allman Brothers (in cui milita lo zio, il batterista Butch Trucks) ai gloriosi apripista del rock sudista e di quell’impagabile miscuglio di blues, jazz, country, rock e improvvisazione che Derek s’ispira.
«Ho suonato spesso con gli Allman, sono i miei maestri viventi, posso dire che mi hanno allattato. Non ho mai voluto essere tutto virtuosismo e velocità. Il chitarrista dev’essere come un pittore, regalare non solo pennellate nette ma anche sfumature». Difficile definirlo perché, per indole e per natura, sfugge qualunque catalogazione. «Sono un bluesman moderno con grande attenzione e rispetto per i primi maestri, gente come Charley Patton e Son House, ma il mio idolo è Elmore James, che ha trasformato il blues del Mississippi in blues elettrico. Non è facile costruire qualcosa di nuovo sulle fondamenta intoccabili del blues, anche perché rischi di scontentare tutti. Se stai nella tradizione rischi di copiare il passato e, se cerchi di sperimentare rischi di allontanartene troppo».
Lui nell’album Songlines ci ha provato unendo suoni acustici (Crow jane) e il jazz concettuale di Rolan Kirk, melodie indoarabeggianti come Sahib Teri Bandi di Nusrat Fateh Ali Khan, sue composizioni orginali e battagliere come Revolution. L’album è ispirato all’omonimo romanzo di Bruce Chatwin. Chatwin è alla ricerca delle radici degli aborigeni, Trucks a caccia di quelle della musica popolare. «Mi piace pensare che studiando le rocce e i fiumi si possano trovare nella natura le tracce dell’antico folklore americano. Bisogna sapere ascoltare la natura, scovare pezzi di vita popolare e riportarli al presente. Trasformare quella che molti considerano archeologia sonora in attualità».
Nello show di stasera Derek Trucks e la sua band, oltre ai brani dell’album, daranno spazio all’improvvisazione (tra i suoi eroi c’è anche un certo John Coltrane) e alle cavalcate sonore tipiche degli Allman («con cui ho sempre uno stretto interscambio artistico e culturale; con loro ho imparato a suonare al servizio degli altri, è e sarà sempre la mia palestra di vita»). Serata d’obbligo per appassionati di «southern rock» e dintorni.

Music Drome
via Paravia 59 (02-40095472)
Domani, h 21, euro 15