L’ennesima, grande lezione del Professore: «Dialoghi, non monologhi»

(...) Preziosi, ma certamente valida al di là del caso Preziosi, e persino al di là dei media che hanno rinunciato al loro ruolo di critica e pungolo.
La lezione è valida erga omnes: «Cerco il dialogo, lei vuole solo monologhi» aveva detto Scoglio. Il resto, ve l’abbiamo raccontato ieri e continuiamo a raccontarvelo oggi, con le straordinarie testimonianze di Paola Balsomini e di Vittorio Sirianni, cariche di umanità e di cuore, prima ancora che di valore giornalistico. Così come è stata carica di umanità la signorile scelta di Primocanale di non divulgare le immagini della morte in diretta del Prof. Chi ha scelto di farlo, a nostro parere, ha sbagliato. Prima ancora che dal punto di vista dell’etica giornalistica o dell’etica della privacy (sanzionata duramente dal Garante, spesso chiamato in causa a sproposito, ma mai così puntuale come ieri), dal punto di vista dell’etica tout court. Ieri è stato uno di quei giorni in cui sono stato ancor più orgoglioso di far parte della famiglia di Primocanale e di essere amico di chi ha scelto l’umanità rispetto allo scoop.
Ma torniamo alla lezione del Professore. Uscendo dallo studio di Gradinata Nord e da tutto quello che è successo nelle ultime ore. La lezione vale sempre, valeva ieri, vale oggi e varrà domani. Vale che si parli di calcio o di politica, di costume o di vita. Confrontarsi è la chiave del confronto civile, del rispetto fra le persone, della possibilità di arricchirsi reciprocamente. Chi va a avanti a slogan - per restare nella metafora calcistica, quelli che ieri urlavano «Scoglio infame traditore» e oggi urlano «Grazie Professore, eri uno di noi», ma si potrebbe fare riferimento anche a mille altri campi e a mille altri casi - è difficile che riesca a crescere.
Cantarsela e suonarsela non è il miglior modo per sentire la musica altrui, le sfumature delle voci, il suono bellissimo che dice quanto sono intonati anche gli altri. Questo Giornale e queste pagine liguri cercano e cercheranno sempre di farvi capire la superiorità del dialogo sui monologhi e di farvi sentire quanto sono belle tutte le voci. Anche e soprattutto quando non sono le nostre.