L’ente che promuove la scuola è da bocciare

L’Istituto, nato nel 1999, doveva essere l’Authority della pubblica
istruzione. Si è invece trasformato in un carrozzone di Stato costoso e
inutile: lavorano 48 dipendenti e 36 consulenti

Altro che ufficetto o tugurio ministeriale, i dipendenti dell’Invalsi lavorano a Frascati in una villa storica impreziosita da affreschi e stucchi. Benvenuti a Villa Falconieri, conosciuta anche come «Rufina»: la più antica delle ville tuscolane, edificata sui resti di una domus romana appartenuta al console romano Gabinio e alle famiglie nobiliari dei Cusini e dei Quintili. Tutta gente che nella tomba si rivolterà d’orgoglio pensando che ora, tra queste auguste stanze, si muove un manipolo di funzionari incaricati - nientedimeno - di «valutare la scuola». Invalsi sta infatti per «Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione», formula fin troppo roboante per un’authority al servizio della Pubblica istruzione che però - al momento di autorevole - ha poco o nulla. Del resto anche per il dicastero di viale Trastevere, l’Invalsi rappresenta poco più di un oggetto misterioso. Un istituto creato nel 1999 e perennemente in stato di emergenza. Per svolgere i fin troppo ambiziosi compiti che gli sono stati affidati, l’Invalsi pretenderebbe «400 esperti e 20 milioni di budget». Invece deve accontentarsi di 48 dipendenti e 6 milioni di finanziamento. Fatto sta che l’Invalsi si è trasformato in un istituto-fantasma che realizza molto meno di quanto promette. Altro che «valutare i livelli di apprendimento degli studenti e dei dirigenti scolastici»: l’Invalsi in realtà è diventato l’ennesimo carrozzone burocratico buono per piazzare il solito manipolo di raccomandati. Cattiverie? Forse, ma è indubbio che il recente girotondo di poltrone per far uscire l’Invalsi dalle secche del commissariamento, sembra confermate le interpretazioni più malevole. Come dimenticare infatti che le ultime grandi manovre sono avvenute, in tutta fretta e con modalità assai discutibili, proprio pochi giorni prima della fine del governo Prodi?

Appena due anni fa l’ex ministro Fioroni - sull’Invalsi - sembrava voler puntare alla grande. La direttiva che porta la sua firma è datata agosto 2006 e sembra un inno al rilancio della scuola italiana: «Renderemo i metodi di valutazione usati nel nostro Paese più credibili, trasparenti e in linea con i parametri europei». Belle parole, peccato che i fatti siano rimasti a zero.

Oggi basta entrare nel sito dell’Invalsi per capire in che mani siamo. Chi dovrebbe vegliare sulla «qualità di studenti e insegnanti» usa infatti un lessico sconsolante. Un esempio? Anche una frase semplice come potrebbe essere «L’esame si svolgerà il giorno...», i linguisti dell’Invalsi la trasformano «La somministrazione della prova avverrà...». «Somministrazione», proprio così, neppure si trattasse di uno sciroppo per la tosse. Potremmo proseguire all’infinito, ma rimandiamo i lettori a scegliere direttamente le perle cliccando sul sito www.invalsi.it. E questi dovrebbero essere i paladini della nuova didattica? Non meravigliamoci allora se poi nelle tracce della maturità si annidano più errori di quanti ne possa commettere un’intera classe di ripetenti.

Eppure «nell’elenco dei consulenti» l’Invalsi inserisce, per il periodo 2007-2008, una sfilza di 36 cervelloni che per i loro dotti pareri hanno incassato fino a 30mila euro. Com’è capitato al fortunato esperto che ha elaborato il progetto denominato «Studio e analisi della struttura ente e presentazione di una nuova pianta organica ed un nuovo regolamento di org. e funzionamento». Ventitremila euro sono andati invece al consulente che ha firmato il progetto «Sivadis: costruzione strumenti rilevazione monitoraggio ed analisi dati»; stessa cifra (23mila euro) anche per una sua collega autrice dello studio «Attività di monitoraggio conseguenti alla nuova organizzazione territoriale del M.P.I». Sempre per quest’anno l’Invalsi ha saldato due consulenze da 20mila euro, altrettante da 15mila e molte altre di minore importo. Obiettivo? «Analizzare le cause dell'insuccesso scolastico».

Ma prima, forse, l’Invalsi farebbe bene a soffermarsi sulle cause di un altro insuccesso: il suo.