L’entusiasmo dei genoani fa già volare il Grifone

Un regalo speciale: l’acquisto dell’olandese Ooijer Blondet vice presidente a sorpresa

(...) Il primo «colpo», coi fiocchi, è stato Christian Abbiati. E il portierone scatena i sogni dei tifosi. Perché lui non ha aspettato la fine dell’inchiesta per dire sì al Genoa. Il pubblico lo sa e allora «salta con noi Christian Abbiati» si alza da Marassi come un coro già provato mille volte pur essendo alla prima assoluta. «Sono venuto qui perché sento che con questi tifosi il Genoa è la piazza giusta per tornare a essere protagonista», scatena ancor di più l’entusiasmo già alle stelle nel giorno del vernissage. Anche perché dopo di lui arrivano in pochi minuti anche gli altri nomi «forti» dell’estate di mercato. Parisi, Paci, Lanzaro, Markovic, De Ascentis, Lavezzi, finiscono sempre in copertina. Ma la Nord in esilio temporaneo non si scorda del Principe Diego Milito che ha portato il Grifo in serie A e del suo gemello Roberto Stellone, che ha tanta voglia di sfondare finalmente anche ai massimi livelli. Di nuovo a casa si sono sentiti Antonio Nocerino e Sasa Bjelanovic, mentre Scarpi, Rossi, Lazetic, Lamacchi, Thiago, Brevi, Rimoldi e Caccia hanno riassaporato l’amore che c’è per chi veste il rossoblù. La grinta di Sottil è tanto nota quanto sottolineata dai cori. Mentre la vera sorpresa resta segreta fino all’ultimo. Preziosi in sala stampa alla fine annuncia: «Abbiamo preso Ooijer». Il difensore olandese ha firmato ieri.
Tra i più attesi, naturalmente, Francesco Guidolin. Che non dovesse essere il «mattatore» della serata i tifosi lo avevano già capito, avendo imparato che il nuovo mister è abituato a parlare sul campo e a non fare troppi proclami. Le sue prime parole dopo l’ormai lontano giorno della presentazione sono però da leggere con attenzione. Perché nascondono passaggi importanti. «Andiamo in ritiro con la squadra incompleta», si confida. E vuole dire che sa già di potersi aspettare nuovi arrivi, di peso. Non ci sono dubbi, anche perché Guidolin li spazza via subito: «Ho grande fiducia in un presidente che sta costruendo un progetto importante. È chiaro che in questo momento c’è molta attesa, che non è facile iniziare a lavorare e che l’inchiesta ha molto danneggiato il nostro mercato».
Il mister non è tipo da promesse facili. E il suo modulo parte dalla difesa anche fuori dal campo: «Non so se siamo già pronti per la serie A, lo capirò tra qualche tempo - inizia con la melina, prima di andare in contropiede nel cuore dei genoani -. Ma una cosa l’ho già capita, ed è questo calore che avverto, la voglia di successi che hanno questi tifosi». Elementi che a Palermo lo hanno portato lontano. «Anche se là conoscevo già la squadra», si schermisce Guidolin, che in giornata a Pegli indossava ancora una camicia nera sui jeans rosa. Dei «suoi» giocatori non ne ritroverà neppure uno, perché «il Palermo si vuole tenere Brienza. Tutti gli allenatori si portano almeno un giocatore? Io mi sono portato la mia bici». Sa che c’è da pedalare, Guidolin. E dopo aver scalato il Galibier non lo spaventano certo le salite del campionato che conosce a memoria. I tifosi hanno ormai digerito la «rivoluzione» in panchina, hanno imparato ad apprezzare anche quel suo carattere un po’ schivo. Gli applausi a scena aperta di ieri sera ne sono la prova.