L’epica impresa dei fratelli Schleck

<strong>TOUR DE FRANCE</strong> Andy doma in solitaria il Galibier, Frank è
secondo. Voeckler resta in giallo per pochi secondi. Crolla Contador: l'ex Invincibile cede a un chilometro dalla vetta, il più difficile e il
più impietoso, lasciandoci un sacco di tempo e soprattutto l'idea di
potersi prendere anche questo Tour. Tengono Basso e Cunego

È l'arrivo più alto: per i 2645 metri del Galibier, che mai il Tour aveva osato nella sua vita centenaria, ma anche per la storia romantica che racconta. Proprio qui, dove osa il Tour e dove osano le aquile, osa finalmente anche Andy Schleck, dopo una lunga carriera di talento più che altro espressa a chiacchiere. Dalle parole, ai fatti: nel Tour degli scattini e dei distacchini, deciso finora più dalle cadute che dalle imprese, Andy sceglie il giorno più epico, il tappone più arduo, la giornata più complicata, per griffare il più bell'affresco degli ultimi anni. Prima il Colle dell'Agnello con gli altri, quindi l'attacco sull'Izoard, infine la lunga cavalcata di sessanta chilometri fino all'arrivo solitario, lassù alle altitudini più ardite e più soavi.

Dietro e sotto un simile coraggio, lo squallore generale. Prego, vada lei. Ma si fuguri, ci mancherebbe: vada lei. La concorrenza riesce nell'impresa alla rovescia di accumulare ritardo pure in pianura, presentandosi ai piedi del Galibier con 4' di ritardo. Poi si deve soltanto alla tenacia di Evans se molto viene limato: tirando da solo l'intera salita, in un testa a testa a distanza con il grande fuggiasco, alla fine il suicidio di massa costa appena sopra i 2'. Giocandosi l'apparato cardiovascolare, la maglia gialla Voeckler riesce a salvare il suo indumento e a negare per pochi secondi all'eroico Andy la felicità totale. Però c'è un dettaglio niente affatto trascurabile: il Galibier diventa in questo giorno strano pure un mito di famiglia, visto che il fratellone Schleck, quel Frank rimasto a ruota tutto il giorno per marcare il nemico, alla fine si concede lo scatto che vale il secondo posto. E' doppietta per i fratelli di Lussemburgo, e sinceramente riesce difficile pensare che un'altra mamma, da qualche parte, riuscirà un domani a partorire una coppia capace di bissare certi record. La signora Abbagnale ha già dato, e comunque nel ciclismo è molto più complicato.

Accanto alla struggente epica di famiglia, ciascuno fa i suoi conti. Sempre bene, mai benissimo, i nostri Basso e Cunego, bravi nella resistenza, inabili all'attacco decisivo. Continua comunque il loro Tour parallelo: in classifica generale sono incollatissimi come siamesi, con lo stesso ritardo al quinto posto, in attesa che l'Alpe d'Huez di oggi e la crono di domani a Grenoble decida finalmente chi debba vincere la speciale classifica tricolore (a naso, la crono premierà Basso).

Certo l'Italia del Tour è molto dignitosa e altrettanto decorosa, ma purtroppo è tremendamente lontana dalla maglia gialla. Basso paga troppo le discese e anche un po' le crono, Cunego paga troppo le crono e anche un po' le salite. L'idea che possa essere uno di loro, un giorno, a riportare il giallo a casa è troppo fantasiosa. Realisticamente, sono al massimo da podio. Il che non è fuffa, ci mancherebbe. Ma il problema è che soprattutto Basso aveva illuso, dato il suo grande potenziale in montagna. Niente, tentativo fallito e verdetto negativo.

Certo, c'è sempre chi sta peggio. Stavolta sta peggissimo Contador, che si era scatenato nelle discese dei giorni scorsi, ma lungo i tornanti delle scalate si ritrova a fare i conti con i postumi della famosa caduta, a questo punto il vero avversario imbattibile del suo Tour disgraziato. Sempre a remare là dietro, l'ex Invincibile cede a un chilometro dalla vetta, il più difficile e il più impietoso, lasciandoci un sacco di tempo e soprattutto l'idea di potersi prendere anche questo Tour. Con quel ginocchio, non si può nemmeno ipotizzare una pronta riscossa sull'Alpe d'Huez e soprattutto nella "sua" crono di domani. Per Alberto è finita, questa la verità: il Tour ormai è una faccenda personale tra Evans e Andy Schleck, tra Australia e Lussemburgo, ma tu pensa le nuove superpotenze della bicicletta. Se Andy vuole vincere a Parigi dopo due secondi posti, deve smaltire subito la fatica e guadagnare qualcosa anche sull'Alpe d'Huez, perché domani, a cronometro, non c'è partita. In ogni caso, è un Tour che si apre e si fa bello proprio alla fine. E' uno sparo di fucile che scuote la platea, in un teatro dove tutti beatamente dormivano dall'inizio.