Per l’Epifania l’Esquilino torna italiano

Silvia Marchetti

«Non abbiamo mai visto tanta gente in piazza come quest’anno». Gli organizzatori sono sbalorditi: quasi 3000 tra bambini, anziani, ragazzi e adulti riempiono i giardini di piazza Vittorio per visitare il presepe vivente. A testimonianza che certe ricorrenze religiose sono ancora molto sentite, nonostante la multietnicità sempre più di moda. L’Esquilino, Chinatown romana, ieri ha fatto un tuffo alla riscoperta delle tradizioni cristiane. Le bancarelle dei vu’ cumprà, i negozi cinesi e i fast-food arabi per alcune ore sono spariti. Tra re magi, befane, bimbi vestiti da angioletti, e addirittura un asinello e un bue in carne e ossa, il quartiere ha celebrato il giorno della Befana.
Il corteo, partito dal teatro Brancaccio alle 17, è arrivato al tramonto in piazza Vittorio. Quasi 70 i figuranti, provenienti da Pianola, vicino all’Aquila. Assieme ai Re Magi hanno percorso i vicoli del quartiere dieci bimbi-angioletti, un esercito di soldati romani e alcuni pastorelli. Un mix di sacro e profano, in onore dell’identità romana. Il «viaggio» simbolico è terminato di fronte alla capanna della Natività allestita accanto ai Trofei di Mario: i magi hanno reso omaggio al bambinello, impersonato da un neonato di appena due mesi circondato da un asinello e un bue. Si tratta del quarto presepe vivente organizzato dall’associazione Amici del Parco in collaborazione con il centro di promozione culturale Asi Ciao. L’atmosfera che si respira in piazza conduce alla riscoperta delle radici culturali cristiane, attraverso la celebrazione della festa religiosa che ricorda la visita degli Adoratori alla capanna di Gesù Bambino. E la folla è la prova che l’iniziativa è piaciuta. «L’Epifania - spiega Francesco Gasperoni, presidente di Amici del Parco - è una festività particolarmente vissuta all’Esquilino, che coinvolge sia piccoli che grandi». I bambini infatti sono estasiati: nelle ultime settimane hanno realizzato gli abiti bianchi che indossano. Il presepe vivente è stato allestito proprio a piazza Vittorio, crocevia di razze, colori e profumi che assomiglia sempre di più a un suk. E la scenografia suggestiva dell’evento ha coinvolto anche molti cinesi, ossia quei nuovi «inquilini» che hanno invaso il rione intaccandone l’identità. Il Presepe vivente all’Esquilino è nato nel 2000, come reazione alla festa del dragone cinese lanciata da Veltroni in nome della multietnicità. Un sincretismo pericoloso che tende a cancellare il tradizionale a favore dello stravagante. «Questo presepe - ha detto il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno, intervenendo al termine della rappresentazione - è una risposta identitaria allo smarrimento che vive il rione. Il recupero delle tradizioni è fondamentale in una metropoli come Roma». Ciò che stupisce è il fascino che esercita l’evento: «Il coinvolgimento del quartiere - ha commentato Marco Marsilio, consigliere comunale di An - testimonia come sia un esperimento da esportare a tutti i costi».