L’epitaffio della mamma: «Hina non ubbidiva»

«Lei ci ha sempre detto un sacco di menzogne»

Gabriele Villa

nostro inviato a Brescia

«Non perdonerò mai mio marito per ciò che ha fatto. Non lo voglio più vedere». Le lacrime che le rigano il volto. Il capo chino. Stretta nel suo sahri amaranto, Bushra Begun, 46 anni, sembra tutto il contrario di quella donna che, aggettivi e iperboli, spesi a fiumi sui giornali e in tv da due settimane a questa parte, hanno dipinto. Sembra solo e semplicemente una madre e una moglie distrutta dal dolore. Schiacciata dal peso di una vergogna che le fa alzare lo sguardo solo di tanto in tanto e per pochi secondi. Giusto per affrontare gli impietosi flash dei fotografi e la raffica di domande dei giornalisti. La prima, l’unica, uscita pubblica della moglie di Muhammad Saleem, l’uomo che l’11 agosto nella casa di Sarezzo in Val Trompia ha sgozzato la Figlia Hina, vent’anni, colpevole ai suoi occhi di «non essere una brava musulmana», comincia e finisce con quel capo chino.
«Sono qui, ho accettato l’invito del centro islamico, solo perché sono state scritte cose brutte sul mio conto. Su Hina, sulla mia famiglia», esordisce Bushra Begun Saleem, aiutata nella traduzione del suo pensiero, da un’amica e dal figlio maggiore, Sulyman,17 anni.
«Io non ho mai detto che Hina non fosse una brava musulmana, dico solo che Hina non era ubbidiente, non ha mai ubbidito né a me, né a mio marito. Per questo motivo mio marito usava parole dure nei suoi confronti. Ma toccava a me rimproverarla. Lui, mio marito, minacciava di punirla, ma non l’ha mai picchiata. Io non riesco, non so spiegarmi cosa sia accaduto quel giorno in casa. Credo che sia stato uno scatto di rabbia. Sì, penso ad uno scatto di rabbia. Mio marito l’ha colpita e poi i nostri parenti lo hanno aiutato a seppellire Hina. Credo sia andata così».
Una lunga pausa, lo sguardo che torna ad abbassarsi. «Volevo molto bene a Hina. Quando mi ha accompagnato in aeroporto, l’11 luglio, lei si è messa a piangere, allora io le ho ripetuto: vieni con me in Pakistan, ma lei mi ha risposto no. Ancora una volta ha disubbidito. Posso dire che non sarei mai partita se solo avessi potuto immaginare cosa sarebbe successo». Hina la testarda, la ribelle, la disobbediente, dunque. Almeno di questo, la donna in lacrime che abbiamo davanti, torchiata l’altro giorno per sette ore dai magistrati bresciani che hanno accertato la sua totale estraneità ai fatti, era e rimane convinta. «Quando quattro anni fa ci ha detto che non voleva più sposare quel cugino in Pakistan le abbiamo risposto che accettavamo la sua decisione. Poi abbiamo scoperto che s’era messa con un italiano. Le abbiamo detto che volevamo conoscerlo, volevamo incontrare il suo fidanzato. Ma ogni volta Hina rifiutava, inventava scuse. Diceva bugie. Ha sempre detto, a me e a mio marito, tante bugie. Tante bugie».
Nel locale pakistano «Tabak» di piazzale Cremona, dove è stato organizzato l'incontro, l’aria sembra diventata irrespirabile per Bushra. Troppo caldo, troppa gente, troppe domande. «Sono stanca, sono stanca…». Ma poi, la donna sembra riprendersi e punta il dito contro il fidanzato di Hina, quel Beppe che, dice Bushra Begun «con mia figlia non si è comportato bene, anche perché dopo che è morta ha messo in giro quelle fotografie e quei filmini di Hina che hanno aggiunto altro scandalo. Perché l’ha fatto? Anche lui ha detto e continua a dire un sacco di bugie. Su di noi, anche su Hina. Adesso voglio che Hina venga sepolta in Pakistan, faremo un funerale in Italia appena si potrà, ma poi ne faremo un altro in Pakistan e là a Gujrat, dove è nata, dovrà essere seppellita».
Le parole che si fermano a metà. Sospese in un limbo di dolore, rassegnazione. Rabbia, forse.
«Muhammad è stato un buon marito, un padre buono. Abbiamo cercato di educarla Hina. È stato inutile. Sì, mio marito era duro con lei, ma non violento. I litigi ci sono in tutte le famiglie, si litiga nelle famiglie…». Arriva in suo soccorso Sulyman, look occidentalissimo secondo il trend del momento: «Mia madre è molto confusa, è nervosa. Vuole soltanto un po’ di pace, adesso».
Già, la pace. «Vogliamo ritrovarla in Italia la pace - rivela Bushra - non ce ne andremo da questo Paese. I miei figli devono crescere qui. Cercheremo una casa, un’altra casa. Vogliamo dimenticare. Rispettate il nostro desiderio per piacere. Rispettate Hina. Oggi ho accettato di parlarvi perché poi si faccia silenzio. Fatelo per Hina, per favore…».