L’epitaffio di Silvio: "Sic transit gloria mundi"

Il significato della citazione del premier: "Così va il mondo". Obama: "Ora elezioni democratiche"

«Sic transit gloria mundi». Silvio Berlusconi sceglie un detto latino per commentare la morte di Muammar Gheddafi. È il cordoglio per l’uccisione di un dittatore con il quale ebbe rapporti stretti quanto discussi. «Ora la guerra è finita», aggiunge. Una considerazione fatta propria dal nostro ministro degli Esteri: la scomparsa del leader di Tripoli è «una grande vittoria del popolo libico, la Libia è definitivamente liberata e si può ora costituire quel governo libico che tutti attendiamo per andare verso elezioni democratiche», ha detto Franco Frattini. «Si chiude una drammatica pagina in Libia. C’è solo da augurarsi che si costruisca un Paese nuovo, libero e unito», è il commento di Giorgio Napolitano. Assai più prosaico il ministro Umberto Bossi: «Ora bisogna mandare i clandestini libici a casa».
Nelle diplomazie di tutto il mondo la soddisfazione va in coppia con il cinismo. «È la fine di un doloroso capitolo - dice il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama - uno dei più longevi dittatori non c’è più. I libici hanno vinto la loro rivoluzione. La missione della Nato finirà presto». Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, giudica la fine del colonnello «una transizione storica per la Libia: ora bisogna fermare i combattimenti». Anche Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, ritiene che il cessate il fuoco non sarà automatico. Invece la Santa Sede, in una nota della sala stampa, giudica chiusa «la troppo lunga e tragica fase della lotta sanguinosa per l’abbattimento di un regime duro e oppressivo» e considera il Consiglio nazionale di transizione il «legittimo rappresentante del Popolo libico».
Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel è convinta che «si mette la parola fine al regime di Gheddafi e anche alla sanguinosa guerra che egli ha condotto contro il suo stesso popolo. La strada è libera adesso per un nuovo inizio politico nella pace». Per il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso e il presidente permanente del Consiglio Herman Van Rompuy è «la fine di un’era di dispotismo e repressione della quale il popolo libico ha sofferto troppo a lungo». «La Francia è fiera di aver aiutato il popolo libico», esclama il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé. Il presidente russo Medvedev auspica che «la Libia diventi un moderno stato democratico».
Se nel mondo ci si interroga del futuro del popolo nordafricano liberato da 42 anni di dittatura, da noi si discute invece delle parole di Berlusconi. La locuzione latina ricordata dal premier evoca la caducità delle cose del mondo, compresi il potere e la fama. Non c’è cimitero senza una lapide con quella frase scolpita. Eppure la sinistra ha scatenato un pandemonio. «Un commento volgare e agghiacciante» per il dipietrista Fabio Evangelisti. «Cosa c’entri la gloria con Gheddafi non lo abbiamo capito» aggiunge il suo compagno Massimo Donadi. Un commento di Famiglia cristiana rispolvera l’intero vocabolario delle frasi fatte in latinorum per ridicolizzare il premier.
Il vertice è toccato dal finiano Italo Bocchino che arriva ad augurare a Berlusconi una fine simile a quella di Gheddafi. «Più passa il tempo - dice il numero due di Gianfranco Fini - più Berlusconi somiglia nel modo di fare al suo amico Gheddafi, che appena qualche settimana fa diceva che tutto andava bene e che la Libia era tutta dalla sua parte». Insomma, il colonnello come il Cavaliere. Rincara la dose un’altra esponente del Fli, Flavia Perina: «Non mi piace la foto di un leader assassinato in una buca. Non mi piacciono i ministri italiani che esultano in tv per uno che un anno fa definivano il migliore amico dell’Italia. Non mi piace un premier che ironizza su un morto a cui ha baciato l’anello».