L’epopea dei divi con chitarre hard e capelli laccati

Che musica quella musica. Chiassosa, tamarra, steroidea e laccata (nel vero senso: in una sera i Cinderella si spruzzavano più lacca sui capelli che Aretha Franklin in tutta la carriera). Una reazione al dandismo alla Talkin Heads e ai bellimbustismo new romantic stile Duran Duran: ecco la musica che è il nervo vitale di Rock of Ages. Chitarroni e pantaloni aderenti (gli spandex). Poi riff aggressivi ma spesso stemperati in power ballads come Home sweet home dei Motley Crue e Every rose has its thorn dei Poison. Era il glam metal, roba dura, il suono creato da Aerosmith, Boston e Kiss portato all’estremo, tracce di punk, infinite declinazioni stilistiche da quella più elegante di Foreigner e Bon Jovi e Whitesnake a quella più virtuosa di Dokken e Van Halen fino allo sleaze stradaiolo di Guns N’Roses, Faster Pussycat e L.A. Guns. C’era il glam metal cristiano, e lo suonavano gli Stryper. E quello stile Guerrieri della Notte incrociati con l’uomo di Neanderthal (i Twisted Sister, ovvio). Una folata di testi sessisti, spesso adolescenziali e spessissimo tanto banali che è meglio non ricordarli neanche. Solo qualcuno li prese sul serio e fondò un organismo di censura, il Parental Music Resource Center. E chi era? Tipper Gore, moglie di Al Gore. In ogni caso, quasi tutte band americane a parte i Def Leppard che sono inglesi ma con le 13 milioni di copie di Pyromania dell’83 hanno fatto capire ai discografici quale fosse la strada giusta. Forse per questo, Rock of Ages prende il titolo proprio da un brano di quel disco.
Data di battesimo ufficiale del glam: Too fast for love dei Motley Crue (1981). E data di chiusura ufficiosa: il litigio tra Axl Rose e Kurt Cobain dei grungissimi Nirvana agli Mtv Music Awards del 1992. Quando al Festival di San Bernardino nel 1983 arrivarono i Motley Crue sembravano quattro drag queen imbottite di alcol e mascara. Quando hanno iniziato a suonare, sembravano solo quattro punk con le idee chiare. Le avevano molto meno nel 1986, quando il loro tour con Ozzy Osbourne fu rallentato perché «si rischiava che qualcuno morisse». Di overdose.
Insomma dieci anni di follie e vendite smisurate (200 milioni di copie tra Guns N’Roses e Motley Crue, entrambi tra poco al Gods of Metal di Milano). Poi tutto si è dissolto come una nuvola di lacca. Puf! Era arrivato il grunge e i colori glam sono tornati nel buio (ma sopravvivono benone in una nicchia).