L’epopea dei genovesi in Corsica

Pier Luigi Gardella

È stato presentato a Borzonasca il libro degli atti del convegno «La triste emigrazione in Corsica nel 1714», a cura dell’Accademia dei Cultori di Storia locale. Era una storia poco conosciuta quella dell’emigrazione di circa 500 abitanti di Sopralacroce, frazione di Borzonasca, agevolata dalla Repubblica di Genova, verso la valle di Coti, nel golfo di Aiaccio; il convegno del 2003 esplorava tutta la vicenda e ne riscriveva la storia.
Le precarie condizioni economiche del villaggio di Sopralacroce convinsero i suoi abitanti ad accettare questo trasferimento che la Repubblica Genovese proponeva, con il miraggio di trovare un nuovo benessere sulle coste della Corsica. Giunsero nella valle di Coti ed iniziarono a bonificare il terreno incolto, a seminare, a costruire le case, il forno, la chiesetta. Ma dovettero subito far fronte a gravi problemi causati soprattutto dal diffondersi tra loro della malaria, senza peraltro riuscire ad ottenere migliori condizioni di vita. Molti fuggirono, tanti morirono. Dopo due anni pochissimi rimasero ed i superstiti furono tristemente rimpatriati, ponendo fine a questa infelice e dolorosa esperienza. La valle di Coti restò per oltre un secolo nuovamente selvaggia, conoscendo periodi di lotte contro le privatizzazioni delle terre dopo che la Francia nel 1768 aveva acquisito l’isola, finché nel 1852 Napoleone III realizzò il nuovo comune di Coti-Chiavari assegnando i terreni ai soli abitanti della valle e costruendo, nella grande foresta di eucalipti esistente, un penitenziario con colonia agricola capace di 800 detenuti.
Questa la storia, ma dopo il convegno, nuove iniziative e nuovi aspetti sono emersi a riguardo della vicenda. Nel settembre 2004 si è compiuta la traversata a remi di 173 miglia da Chiavari alla cittadina corsa di Coti-Chiavari. In tale occasione nelle parole di saluto del sindaco corso era stato dato merito agli storici di Chiavari di aver fatto conoscere la loro storia agli abitanti di Coti-Chiavari. Ma emergono anche piccole curiosità come il racconto di Agata Cristhie «Il misterioso signor Quin», che fu tutto ambientato a Coti-Chiavari, in una taverna tutt’oggi esistente.