L’EQUIVOCO DI WALTER

Quando il pullman di Veltroni ieri mattina si è mosso lentamente partendo dalla Bocca della Verità a Roma, un vecchio agit-prop gli è corso dietro urlando: «Contrordine compagno, noi non siamo all’opposizione, siamo al governo!». Troppo tardi. Il pullman non si è fermato, l’attivista si è accasciato esausto, e il candidato Uolter con i tappi nelle orecchie ha seguitato a correre verso il raccordo anulare. Ma il vecchio aveva ragione a gridare come ai tempi della famosa vignetta di Giovannino Guareschi: «contrordine compagni» la campagna elettorale di Veltroni è fondata su un equivoco. L’equivoco sta nel fatto che il segretario del Partito democratico non è all’opposizione, ma al governo. E che dunque, come vogliono le regole della democrazia, chi sta al governo e ne condivide ogni responsabilità deve difendersi e difendere, non soltanto attaccare l’avversario. Invece Veltroni lancia i suoi 12 punti che sono, lo notava ieri Fabrizio Cicchitto, l’esatto contrario di ciò che hanno sempre sostenuto non soltanto Prodi ma anche Ds e Margherita, cioè le forze del governo sostenuto da Veltroni. Insomma il nostro Uolter bara sapendo di barare quando bypassa Romano Prodi, omettendo pudicamente che proprio Prodi è il Presidente e non l’usciere del suo partito.
Ci troviamo insomma di fronte alla strategia del poker anziché del politico di razza e idealista: al giocatore di poker è consentito bluffare, cambiare le carte che ha in mano, ingannare l’avversario. Un grande politico legato a un passato di cui è il figlio legittimo, prima di tutto deve difendere quel passato e spiegare perché sta dalla parte in cui sta, assumendosi per intero le responsabilità del governo che ha sostenuto. Invece Veltroni fa finta che il problema non esista e col suo pullman immagina di dirigersi verso l’Ohio e il Maryland anziché verso l’Italia governata da Prodi, e si comporta come se a Palazzo Chigi ci fosse già, o ci fosse ancora, Berlusconi.
E purtroppo, poiché i veri poteri sono dalla sua parte, agli italiani viene fatta ingollare senza scrupoli la favola elettorale di un contendente nato ieri e che invece è politicamente vecchissimo, e corresponsabile del disastro con cui è stata messa in ginocchio l’Italia.