L’era del dollaro è al tramonto: adesso anche i Vip lo snobbano

Il declino del «biglietto verde», da simbolo di egemonia a valuta poco gradita. E l’euro conquista il primato nel mondo giorno dopo giorno

Verde, non solo come colore del biglietto. Verde di bile, di rabbia perché il concorrente lo ha fatto fesso. Il dollaro arretra, batte in ritirata, va all’angolo, china la testa, l’euro lo manda alla neuro, voci disparate giungono da ogni parte del mondo. Addirittura dall’India che dovrebbe avere altri problemi. Per visitare i monumenti, tipo il Taj Mahal, è inutile fare la fila, indiana ovviamente, presentandosi al botteghino con la moneta statunitense fra le mani. È finita la ricreazione, infatti, il succitato biglietto viene immediatamente riconvertito, cambiato in rupie, uno schiaffo alle stelle e alle strisce. L’India è in crisi, un dollaro vale trentanove rupie, roba da bazaar, il turista che intende visitare il Taj Mahal e simili dovrà sborsare duecentocinquanta rupie. Sono gli scherzi del destino economico, finanziario, contabile. C’era una volta Paperon de’ Paperoni, dovrà rivedere e correggere il proprio forziere, se ha voglia di tuffarsi in una piscina di monete d’oro farà i conti con gli euro che quelli sì valgono quanto luccicano.
Altre notizie dal mondo della moda, la top model più famosa delle famose, Gisele Caroline Nonnenmacher Bündchen, brasilera di avvio ma, con quei cognomi da sturmtruppen di chiara derivazione teutonica, ha chiesto e ottenuto di non essere più pagata con la moneta yankee, vuole, esige il cash nel denaro dei parenti europei anche perché i migliori stilisti, italiani e affini, vengono da quel continente vecchio ma con denaro nuovissimo. E la musica? I cantanti vogliono il contante, sono artisti ma percepiscono oltre alla melodia delle note anche quella dell’incasso, la band newyorkese Wu-Tang Clan, che si esibisce in brani hard rap, ha messo nel proprio sito web l’elenco degli album, cd, video e simili, tutti espressi in euro, evitare il pagamento in US dollar, please. E il rapper più ricco del mondo, secondo Forbes siamo a 350 milioni di dollari parola più parola meno, Jay-Z si è esibito nel suo ultimo video che correda il brano Blue Magic, lanciando come coriandoli bigliettoni viola e non verdi, non erano dollari scoloriti in tintoria ma euro, moneta da 500, un milioncino dei vecchi tempi che piaceva al signor Bonaventura. Chissà che cosa penserebbe oggi il grandioso Sergio Leone. Ci restano le sue pellicole bellissime, la trilogia che oggi sarebbe corretta come segue: Per un pugno di euro, Per qualche euro in più, Un euro d’onore, senza dimenticare Un euro bucato. E Clint Eastwood, oggi regista di Million dollar baby sarebbe pronto a rititolare in Million euro baby? Non hanno lo stesso fascino, quando gli analisti ed esperti in economia pronunciano e scrivono «la divisa verde» qualche nostalgia ci prende il cuore. Oggi di che divisa parliamo? Di quella policroma, grigiastra, rossastra, verdognola, giallognola e violacea, tutta la famiglia degli euro in carta? O dei centesimi più minuscoli di un’unghia? Il dollaro riunisce cinquanta e passa Stati, la stessa moneta per la stessa Nazione. L’euro porta effigie diverse, secondo il Paese di riferimento, un referendum tra i cittadini europei porterebbe a risultati buffi: quale francese saprebbe dire che cosa sta stampato sul lato B (in senso buono) della moneta da 1 euro italiana? E noi di quella francese? Ma la forma non conta, conta il peso, conta la realtà finanziaria, economica del mondo. C’è il rischio, a questo punto, che anche il petrolio cada nel vortice, i barili pagati in euro, l’oro nero che a momenti si svaluta di fronte all’euroro nostrano, gli sceicchi che imparano l’italiano, il tedesco, il francese e mettono da parte thank you e good morning. L’euro fila velocissimo di sicuro più forte dell’Eurostar, il dollaro perde l’onore, il sogno degli europei e di vedere gli americani stessi costretti a scambiare in banca i loro dollarucci per pagare in euro l’hamburger da McDonald, correggere i copioni dei loro kolossal cinematografici, un milione di dollari che cosa vuoi che siano ai tempi nostri.
Momenti di crisi verde, addirittura la banca centrale in Irak non salvaguarda più le proprie riserve con i dollari, i cantieri navali coreani emettono fatture in moneta locale, Iran, Venezuela e Russia chiedono pagamenti in euro del petrolio, lo stesso Iran ha chiesto al Giappone di pagare in yen e l’uomo più ricco del mondo, Warren Buffet, investitore finanziario planetario, ha ammesso dinanzi alle telecamere di Cnbc che il dollaro non è più la moneta più forte dell’universo. I più goduti sono i britannici, quarant’anni fa chiamavano la moneta da cinque scellini, pari a un quarto di sterlina, «half a dollar», mezzo dollaro. Quarant’anni dopo l’equilibrio è uguale, due dollari per una sterlina. Qualche furbetto americano sfotteva così gli inglesi: «Quando a New York sono le sette del mattino a Londra è il 2 gennaio del ’49». Vadano alla cassa e versino il dovuto in sterline o euro. Oh, yes.