L’era Marcegaglia: "Basta alibi subito le riforme, ora cambiare i contratti"

Il presidente di Confindustria presenta la squadra e il programma. "Cambiare i contratti per legare i salari alla produttività"

da Roma

Plebiscitaria fu la designazione il mese scorso, plebiscitario è stato il consenso espresso ieri per la squadra e il programma presentati dal neopresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Centotré voti favorevoli e solo due contrari per il team di imprenditori «operai» selezionato dal nuovo numero uno di Viale dell’Astronomia.
«Ho voluto scegliere - ha detto - persone che rappresentano aziende medie e grandi leader nei mercati, amministratori operativi, rappresentanti di quelle aziende che in questi anni hanno firmato al rimonta dell’Italia». E così, tra alcune conferme rispetto all’esecutivo montezemoliano (in primis Bombassei alle Relazioni industriali), via libera al nuovo rappresentato dalla presidente di Assolombarda, Diana Bracco, alla Ricerca, dalla presidente di Confindustria Campania, Cristiana Coppola, al Mezzogiorno e, soprattutto, dall’ad di Eni Paolo Scaroni delegato ai nuovi scenari mondiali. «L’Eni è una sorta di ministero degli Esteri», ha sostenuto Marcegaglia per motivare la designazione.
Ma la vera discontinuità, anche se non troppo traumatica, è rappresentata dal programma fondato su «quattro pilastri per raggiungere l’obiettivo di della crescita e di una vera modernizzazione». Il primo impegno è ridiscutere il sistema delle relazioni sindacali. «Sediamoci subito attorno al tavolo in silenzio - ha sottolineato il neo presidente - e trattiamo la riforma degli assetti contrattuali per spostare tutto sui premi a livello aziendale perché oggi i contratti appiattiscono tutto al ribasso».
Insomma, dopo 4 anni persi serve un’accelerazione e se i rappresentanti dei lavoratori continueranno a porre veti sul rafforzamento del legame tra salari e produttività, Confindustria «non starà ferma». Punto fermo è il «no» ai contratti territoriali che rischierebbero di aggiungere un terzo livello alla contrattazione.
E Marcegaglia non intende perdere tempo: già nei prossimi giorni incontrerà assieme a Montezemolo (che fino alla prossima assemblea è ancora presidente; ndr) il premier in pectore Silvio Berlusconi per affrontare questi temi in quanto «non ci sono alibi per non fare le riforme». Il secondo pilastro del programma di Marcegaglia è, infatti, tutto dedicato alla politica (si intitola «uno Stato migliore»). Ma anche qui le differenze con il predecessore sono marcate. La parte di riforme istituzionali si limita a richiedere un cambiamento della legge elettorale con modifica del premio di maggioranza al Senato e reintroduzione delle preferenze.
Il resto è tutta aria nuova. Anche perché l’attuale legge elettorale ha comunque prodotto un buon risultato: «il quadro politico è estremamente semplificato, la maggioranza ha i numeri per governare, la sinistra radicale è fuori dal Parlamento e con essa l’interdizione eretta a sistema». Se a questo si aggiunge la sintonia con il centrodestra sui temi della defiscalizzazione degli straordinari e dei premi aziendali, si può spostare il baricentro su altri temi.
Come il miglioramento della pubblica amministrazione minata «nell’indipendenza e nella credibilità» dalle ingerenze della politica. Come l’eccesso di regole puntualmente inapplicate. È il caso della sicurezza sul lavoro. «Chiederò la modifica delle norme appena introdotte perché la soluzione è nella diffusione di una cultura della sicurezza». Allo stesso modo, Confindustria si impegnerà per una riforma della giustizia che snellisca durata dei processi e tempi delle sentenze. E per il federalismo fiscale «basato sulla responsabilità di ogni livello di governo» anche perché il successo elettorale della Lega Nord non è una «reazione protezionista« ma «una questione di territorialità» che va conciliata con la globalizzazione.
Viale dell’Astronomia non intende solo chiedere, ma anche dare in termini di maggiore impegno in ricerca e sviluppo, di maggiore impegno nella tutela dell’ambiente. Marcegaglia ieri ha parlato anche di temi non compresi nell’agenda politica come la riforma del welfare e quella del fisco. Avendo tenuto per sé la delega al Centro studi di Confindustria le proposte, sicuramente, non tarderanno ad arrivare.