L’eredità contesa del bigamo

La prima volta si era sposato in Argentina. La seconda volta era convolato a nozze in Paraguai. Peccato che tra il primo e il secondo matrimonio non fosse intercorsa nessuna sentenza di divorzio. Felicemente bigamo, il signor Antonio G., milanese, dirigente dell’Eni, complice un lavoro che lo portava in giro per il mondo, incurante della legge, era rimasto legato, almeno sulla carta a due donne. E nessuno si sarebbe accorto di nulla se lui non fosse morto. Antonio G. se ne era andato nel 2001. Così la seconda moglie, con la quale in quel periodo conviveva, documenti alla mano, si era presentata a Milano all’istituto di credito dove il de cuius aveva lasciato i suoi risparmi e in qualità di unica ereditiera si era portata via tutto, circa un miliardo delle vecchie lire. Poi era passata dall’Inps e carte alla mano aveva fatto richiesta di avere accreditata la reversibilità della pensione sul suo conto corrente. Peccato che trascorse alcune settimane ecco che allo stesso istituto di credito si fa viva anche la prima moglie. Il marito si era risposato? Prima era andata dai carabinieri. Poi con l’avvocato Giannino Caracciolo aveva denunciato la donna. Che ora deve rispondere di truffa e appropriamento indebito. Il processo si terrà a metà marzo.