«L’eredità di Penati è un buco da 40 milioni»

La nuova Provincia parte con un «buco da 40 milioni di euro». È l’eredità che la giunta di Filippo Penati lascia ai milanesi, ai tre milioni di cittadini governati per cinque anni dalla sinistra. Non solo. Nelle casse di via Vivaio, cents in più cents in meno, restano a disposizione solo 12 milioni di euro rispetto ad una spesa corrente pari a 550 milioni. Come dire: per l’amministrazione di Palazzo Isimbardi guidata dal neopresidente Guido Podestà rispettare il patto di stabilità potrebbe essere un’impresa. Anzi, giusto per capirci, per rispettarlo dovrebbe persino «bloccare» i pagamenti per le spese di investimento delle ditte appaltatrici. Dettagli non da poco, risultato della capacità amministrativa di Penati and company.
Ma, attenzione, spiega Guido Podestà nella sua prima conferenza stampa in via Vivaio, il «buco da 40 milioni riguarda le spese cosiddette «non comprimibili» ovvero quelle «obbligatorie per un ente nelle quali rientrano, ad esempio, il riscaldamento nelle scuole, le bollette dell’acqua, luce e gas, e gli affitti della Provincia». Sì, avete letto bene: l’ex Provincia della sinistra ha destinato ad altri usi quei soldi pubblici che formalmente aveva accantonato per il riscaldamento nelle scuole e il pagamento dei fornitori. Dove li hanno spesi? Nel welfare per le famiglie: «Evidente la scelta politica, la valutazione politica fatta dall’ex presidente a ridosso dalle elezioni». Impossibile (o quasi) non ipotizzare dunque «una manovra di tipo politica più che umanitaria e sociale» per impiegare 25 milioni di aiuti. Sospetto che Guido Podestà mette sul tavolo senza però nessun intento polemico con l’ex presidente che in campagna elettorale «inviava lettere che promettano il “bonus” alle famiglie».
A mettere mano alla calcolatrice e fornire poi al neopresidente un dettagliato prospetto sulle spese correnti sono stati gli uffici del segretario generale dell’ente di via Vivaio. «Nino Princiotta (che Penati aveva voluto al suo fianco, ndr) mi ha dato indicazioni precise sullo squilibrio finanziario del bilancio, sul buco nelle spese correnti. Quaranta milioni di euro in meno perché nella precedente amministrazione sono state utilizzate risorse già impegnate su altre partite. Cifra importantissima». E adesso? «Vogliamo capire qual è la situazione reale delle casse provinciali. Per questo affideremo presto una diligence a soggetti terzi come la Corte dei Conti» continua Podestà. Ma, domanda, quei soldi sono comunque serviti per sostenere famiglie che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese: «È vero che si tratta di assegni alle famiglie bisognose, ma è anche vero che ora non stiamo pagando i fornitori e che, traduzione, altre famiglie sono in difficoltà».
Naturalmente, il riscaldamento nelle scuole non mancherà - «nessun panico, non generiamo allarmismo» - e anche se, commenta Podestà, «sarà necessario ridurre altre spese e avere un più attento equilibrio economico» difficilmente Palazzo Isimbardi «ricorrerà al governo»: «Pur non avendo dubbi nell’aprire un dialogo con il governo non mi sembra il momento più opportuno per andare a bussare alla porta».