L’eredità di Prodi: inflazione da record

Nell’ultimo mese il carovita s’impenna al 3,3%: prezzi mai così alti
dal 1996. Ogni famiglia spenderà fino a 1700 euro in più all’anno. Carburanti e alimentari sempre più costosi

Roma - La corsa dei prezzi non si ferma, anzi raggiunge il massimo dal settembre del ’96 con un tasso d’inflazione che in marzo tocca il 3,3%. Era il 2,9% in febbraio. Il dato supera le previsioni più pessimiste degli esperti e allarma i consumatori. Secondo i calcoli delle associazioni di utenti, il carovita costerà alla famiglia media una maggiore spesa fra i 1200 e i 1700 euro all’anno: una stangata alla quale si aggiungeranno, fin da questo mese di aprile, i rincari di luce e gas già approvati dall’Autorità per l’energia.

E proprio i prezzi dell’energia, insieme con quelli alimentari, continuano ad essere i maggiori responsabili di questa fiammata d’inflazione. La voce «prodotti alimentari» fa segnare un aumento mensile dello 0,5% ed annuale del 5,5%, con punte elevatissime per prodotti di largo consumo come la pasta (+17% in un anno, e addirittura +3% in un mese), il pane (+13,2%), il latte (+10,5%). Tutto questo accade mentre la Coldiretti denuncia che, mentre i prezzi internazionali del grano scendono del 27% rispetto ai record degli ultimi mesi, il costo del pane in Italia continua ad aumentare, con enormi differenze fra i 3,59 euro al chilo di Milano e gli 1,90 di Napoli.

Insieme con gli alimentari, è il caro-energia a colpire i portafogli dei consumatori. La voce fa segnare un aumento mensile dell’1,8% e annuale del 9,8%. Nel giro di un anno il gasolio è rincarato del 20,2% e la benzina del 13,2%. Ed è evidente che il caro-carburante si ripercuote sui trasporti e sui prezzi finali dei beni di consumo.

Questo significa che l’inflazione core - che non tiene conto dei prezzi altamente variabili come carburanti e alimentari - sia ormai intorno al 3%. L’unica voce tradizionalmente in calo, quella delle comunicazioni, mostra in marzo un pur lieve incremento dello 0,1%.

Non va meglio nel resto d’Europa. La media dell’inflazione, calcolata in via provvisoria da Eurostat, raggiunge in marzo il 3,5%, contro il 3,3% di febbraio. «Con il petrolio sopra i cento dollari, il dato non sorprende», commenta il portavoce del commissario all’economia, Joaquin Almunia. Bruxelles sollecita i Paesi europei a non alimentare una spirale prezzi-salari, concedendo aumenti salariali fuori linea. La Confindustria, insieme con altre associazioni imprenditoriali, si augura che il potere d’acquisto delle famiglie non venga recuperato «agendo con aumenti compensativi di retribuzioni e listini». Ma i sindacati sono di avviso opposto e, insieme con le associazioni dei consumatori, chiedono interventi immediati. La Cisl parla di «emergenza nazionale», mentre la Cgil sollecita i partiti a chiarire che cosa intendano fare per salvaguardare i redditi di lavoratori e pensionati.

Sarà il nuovo governo a dover affrontare problemi serissimi come quello dell’inflazione al 3,3%, dice Silvio Berlusconi. «Prodi - ricorda il candidato premier del Pdl - ha riportato l’inflazione ai livelli del ’96, quando governava lui». Il Pdl, aggiunge, si propone di adeguare le pensioni al costo della vita, «come fatto di giustizia». All’opposto, Walter Veltroni progetta aumenti salariali e delle pensioni, e controlli sulla filiera dei prezzi. In questo momento, l’unica cosa certa è che - con l’euro-inflazione al 3,5% - i tassi d’interesse non scenderanno. Le ipotesi, già deboli, di un allentamento della politica monetaria da parte della Bce sono state stroncate dal rialzo dei prezzi.