L’EREDITÀ DEL PROF

Ieri, la lettura del Secolo XIX era assolutamente più ricca e calda del solito. Merito della pagina dei necrologi. E lo dico senza alcuna ironia e con il massimo rispetto, non sarebbe assolutamente il caso.
La lettura dei necrologi del Secolo era un esercizio di umanità perchè gran parte della pagina era dedicata a Vincenzo Tagliasco, il professore dell’Università suicida nei giorni scorsi nel Tigullio, di cui si celebreranno i funerali oggi. E ogni ricordo, ogni omaggio, ogni parola delle «necro» era contemporaneamente assolutamente meritata e assolutamente poco per un Uomo come Tagliasco. Per la sua intelligenza sempre viva, inquieta, capace di spiazzare, di uscire da ogni luogo comune per cercare nuovi orizzonti, nuovi indirizzi, nuovi obiettivi. E, dopo averli raggiunti, ricominciare a cercare, incessantemente. Senza tregua, nemmeno verso se stesso.
Parole meritate e insufficienti per raccontare la sua autoironia. Parole meritate e insufficienti per fotografare la sua capacità di non parlare mai male di nessuno, in una città dove spesso il tiro al nemico o anche all’amico è lo sport preferito e dove si perdono più energie e forze per parlare male del vicino di banco piuttosto che pensare ad andare bene noi.
Ecco, Tagliasco era qualcosa di diverso. Qualcuno di cui non si parla bene perchè è morto - peraltro nel più disperato nei modi, senza la grazia di vedere la speranza della luce in fondo al buio - ma perchè merita che se ne parli bene. Del resto, l’avevamo fatto anche in tempi non sospetti, lo scorso anno, dopo la nostra conoscenza, dopo un incontro degli ex allievi del D’Oria, che mi regalò il primo approccio con la sua straordinaria intelligenza e vitalità. A quell’incontro ne seguirono altri, che mi porto nel cuore. Così mi porto nel cuore l’incontro con una persona dichiaratamente di sinistra come lui capace di andare oltre gli schieramenti.
In nome di quello che disse proprio pochi mesi fa inaugurando l’anno accademico dell’università: «Alcuni maestri mi hanno insegnato a coltivare la curiosità, l’ammirazione per il talento, la promiscuità intellettuale, la contaminazione dei saperi, la tolleranza e il dubbio». Prima ancora di conoscerci, era già uno di noi, Tagliasco.