L’eredità di sperperi dell’Ulivo

Nella parte finale, forse la più bella, del suo libro "L'insostenibile leggerezza dell'essere", Milan Kundera inventa la geniale definizione del Kitsch della Grande Marcia.
La genialità sta sia nella definizione che nel contenuto dove per Kitsch della Grande Marcia si intendono quei comportamenti della Sinistra che sono guidati da una forza ideologica post sessantottina, sia conscia che inconscia, di fronte alla quale ogni logica, anche la più naturale e indiscutibile, è destinata a soccombere.
Per quanto gli esponenti della Sinistra si affannino a dichiararsi anticomunisti, democratici e addirittura liberali, nei loro comportamenti e nel loro modo di amministrare la cosa pubblica, emerge sempre in modo inesorabile la forza del Kitsch.
È un filo rosso che unisce i politici di sinistra, i radical chic, le anime belle, e, in modo più generale quelli che vedono la realtà come un eterno vagabondare verso la realizzazione della grande utopia: è la forza dell'ideologia contro la logica del buon senso.
Come neosindaco di un Comune di 30.000 abitanti, Buccinasco, nel giro di soli due mesi mi sono già imbattuto in tre evidenti casi di Kitsch della Grande Marcia messi in atto dall'amministrazione precedente che, nonostante umiliata in modo pesantissimo già al primo turno elettorale, continua, dai banchi dell'opposizione, a difendere le sue imbarazzanti scelte passate.
La prima, che siamo riusciti a revocare senza danno per il Comune, è stata l'idea di utilizzare uno stabile confiscato alla criminalità organizzata per farci una Pizzeria Sociale.
Il Kitsch ha fatto sì che il solo fatto di essere supportata dall'aggettivo «Sociale» rendeva la pizzeria una bandiera della legalità e della lotta del bene contro il male. Il nostro semplice e logico argomento che la Pizzeria Sociale non avrebbe portato nessun vantaggio (...)