L’eredità di Tps al Tesoro: taglio di sedi e dipendenti

da Roma

Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, si congeda dal suo dicastero tagliando - quantomeno sulla carta - sedi e dirigenti del Tesoro e mettendo 1.899 dipendenti in mobilità. Il Consiglio dei ministri ha approvato definitivamente, nella riunione di ieri, il regolamento relativo alla riforma del Tesoro: entro 30 giorni si conoscerà l’elenco delle sedi periferiche da tagliare, ottanta tra ragionerie e direzioni provinciali del Tesoro, nel giro di due anni. I posti di lavoro sono comunque garantiti: nel pubblico impiego non esiste il licenziamento per ristrutturazione. I 1.899 «esuberi» saranno spostati oppure ricollocati in altri uffici della pubblica amministrazione. Ma saranno tagliate anche alcune posizioni di primissima fila: sette posizioni dirigenziali di prima fascia e ottanta dirigenti di seconda fascia, con un risparmio stimato, rispettivamente di 1,75 milioni e 8,4 milioni di euro. Saranno infine ridotti gli organismi di consulenza della Ragioneria generale e del Tesoro. Il risparmio «potenziale» a regime della riforma è stimato in 81,9 milioni di euro. Quello effettivo sarà probabilmente nullo, o quasi. Naturalmente l’intero progetto dovrà essere oggetto del rituale «approfondito confronto» con i sindacati, che sono molto scettici sulla ristrutturazione, definita «uno smantellamento dell’amministrazione». Secondo il sottosegretario all’Economia uscente, il verde Paolo Cento, si va ad aprire un «tavolo tecnico» sulla mobilità dei dipendenti interessati. «Valutiamo anche - aggiunge Cento - la possibilità di chiusure alternate, ossia di un ufficio su due». In conclusione, gli uffici periferici effettivamente tagliati potrebbero così essere solo quaranta. I dipendenti interessati al piano di ristrutturazione possono scegliere se essere trasferiti nella nuova sede periferica del Tesoro o della Ragioneria, o essere spostati ad altro ufficio pubblico.
Il regolamento approvato dal governo nella riunione di ieri, ridisegna anche la mappa del ministero dell’Economia, dividendolo in quattro dipartimenti: Tesoro, Ragioneria, Finanze e Amministrazione generale, personale e servizi. Il vecchio Dipartimento delle politiche fiscali diventa Dipartimento delle finanze e il suo capo (Fabrizio Carotti) diventa direttore generale delle Finanze. Al nuovo Dipartimento delle finanze è attribuita l’elaborazione delle norme tributarie, l’emanazione di direttive interpretative della legislazione tributaria.