L’eretica comunista affascinata da Wojtyla

Morta Maria Antonietta Macciocchi, scrittrice e giornalista. Fu parlamentare Pci e radicale. Poi l’incontro con il Papa polacco

Stavo leggendo incredulo le notizie riguardanti il cosiddetto Pantheon voluto dal costituendo Partito democratico, e la progettata esclusione da esso di Enrico Berlinguer; ero incredulo su tale esclusione ma soprattutto sulla serietà con cui si vorrebbe compiere il ridicolo tentativo di spezzettare la memoria storica nel suo bene e nel suo male. Subito dopo ero passato ad un’altra notizia d’una stupidità aberrante, quella dell’invenzione di bambolotti con l’immagine del padre lontano a combattere per bambini che possono così portarselo a letto accanto all’orsacchiotto di peluche.
Ma a quel punto una telefonata mi ha fatto sobbalzare, distogliendomi da uno stato d’animo di disgusto per il mio tempo. Tuttavia, purtroppo, questa volta era una notizia molto triste ma almeno umanamente dolorosa, come sarà quella riguardante infine la sorte di ognuno di noi: la telefonata mi annunciava infatti la morte qui a Roma, in ospedale, a 84 anni, di Maria Antonietta Macciocchi (che fu prima eletta parlamentare nel Pci e poi europarlamentare con il Partito radicale); dunque un altro dei pochi spiriti inflessibilmente liberi si è spento lasciandoci sempre più soli e persino smarriti in questa società tetramente omologata al livello della inconsapevole schiavitù alla mercantile dittatura della pubblicità, delle mode, dei media.
Maria Antonietta Macciocchi è stata una comunista ultraproblematica, e ha diretto con mano ferma, ma aperture generosamente eterodosse, giornali come Noi donne e Vie nuove, settimanali di punta, per le donne e per i quadri intermedi del vecchio Pci. Ma c’era anche, in lei, un’ispirazione europea ante litteram che la portò in Francia e ad una feconda frequentazione dei Nuovi Filosofi di ispirazione fortemente critica nei confronti delle sinistre tradizionali. Esperienze, tutte, che sfociarono in una nuova militanza radicale, negli anni in cui i radicali italiani non erano ancora invischiati in oscillanti e a volte ambigue manovre governative e si occupavano prevalentemente di diritti umani e civili, di ambiente, clima, lotta alla barbarie della vivisezione e dei giardini zoologici.
E fu anche una fase di impegno nella scrittura, sia documentaria e politica, e sia creativa, quella che forse meglio corrispondeva alla sua natura inquieta, sempre alla ricerca di qualcosa di inafferrabile, che forse era il senso stesso della vita. E la lunga ammirazione e devozione a Wojtyla, Papa megalopsycós, cioè dalla grande anima, nonché uomo sempre in cerca d’un contatto diretto con l’intera umanità anche attraverso i propri scritti letterari, fu forse l’espressione d’una vibrante ma anche umile e appagante congenialità fra spiriti che, pur nella diversità e forse anche opposizione delle culture, delle fedi e delle scelte esistenziali, potevano trovare, in una rispettosa frequentazione, una risposta a molte di quelle domande che nell’animo degli spiriti sensibili sembrano non trovare mai risposta.