L’Erodiade di Testori diventa una dark lady

Syxty porta in scena una versione moderna del rapporto tra la regina e Giovanni Battista

Miriam D’Ambrosio

Corpo e quindi anima, come campo di battaglia. Così Giovanni Testori sente la sua Erodiade, la regina adultera e blasfema, devastata dalla passione per il Battista, stordita dalla sua fine, dalla sua forza e coerenza. Femmina potente che vede il suo potere vacillare e cadere insieme alla testa del profeta.
Campo di battaglia è il testo e la sua stesura (la prima del 1968 e la seconda del 1984, scritta per l'attrice Adriana Innocenti), conflitto doloroso, domande, passaggi dell'anima che appartengono all'autore prima ancora che alla creatura.
Erodiade per la regia di Antonio Syxty, che la portò in scena la prima volta nel 1991, torna a Milano al Teatro Out Off fino a domenica. Protagonista è Raffaella Boscolo, come quindici anni fa, «quando fu lei a propormi questo testo scritto tra il 1967 e il '68 e mai andato in scena - racconta Syxty - la durata allora era di novanta minuti. Si trattava di una versione dove prevaleva il sentimento amoroso, appariva un'Erodiade innamorata e disperata che si rivolgeva al profeta morto e imprecava contro Dio che si era messo tra di loro. Una versione noir con una vera dark lady».
Dopo tre lustri, una ripresa non è più la stessa: il tempo ha cambiato storia pubblica e privata e nel linguaggio e nel tormento della regina, si cerca e si trova altro. «Ho sottolineato lo scontro fra gli dei astratti, muti, lontani di lei, e il Dio di Giovanni che è Cristo, è carne viva. Agli occhi di Erodiade, Giovanni che muore è un fanatico religioso», spiega il regista. L'attrazione, la carne, sono al centro del delirio lucido di Erodiade, come «la fiammante separazione tra ciò che è Dio e ciò che è uomo». La battaglia interiore della concubina di Erode, questa volta dura cinquantacinque minuti, «e lo stesso tempo è dedicato al video che corre lungo tutto il testo - continua Syxty - un viaggio evocativo di una regina contemporanea alla ricerca del suo profeta. Tutto è in bianco e nero, attraversato da lame di luce. Sulla scena l'attrice si muove in uno spazio vuoto, nel suo abito da sera nero. Accanto a lei solo una chaise longue e un sacco di immondizia che potrebbe nascondere la testa di Giovanni Battista».
Le musiche scelte sono di Franco Battiato, «compositore di riferimento per questo spettacolo». Anche la recitazione, «la comunicazione dell'attrice è cambiata - conclude il regista - lei ricostruisce i fatti in maniera emotiva ma lucida. La sua è una testimonianza, una lunga interrogazione che la porta alla certezza finale: "L'unica cosa vera era il mio amore per te"».
La messa in scena di Antonio Syxty fa parte di Testori. Progetto Erodiadi, curato dall'Associazione Giovanni Testori, e comprende altri due appuntamenti. Ieri pomeriggio sempre nel milanese Teatro Out Off, Vittorio Sgarbi, Antonio Syxty, Piero Nuti, Anna Maria Cascetta dell'Università Cattolica di Milano ed Emanuele Banterle hanno approfondito il tema relativo a Testori e alle due Erodiadi. Il 28 novembre nell'Aula Magna dell'Università degli Studi di Milano, sarà Adriana Innocenti a riproporre l'Erodiade scritta per lei nel 1984 e la regia sarà quella pensata da Testori per la sua interprete.