L’eroe Liu non salta l’ostacolo e fa piangere anche Miss Mondo

Dramma cinese: un infortunio alla caviglia blocca allo start il campione dei 110 ostacoli. E il paese intero è in lacrime. Anche Zi Lin Zhang, ha ammesso di aver pianto davanti alla televisione

Pechino - Se n’è andato il sogno, non ci sono più parole. One world one dream non ha più la faccia di Liu Xiang. Il ragazzo, che per quattro anni ha fatto sognare i cinesi, si è fermato dopo cinque passi: una smorfia sul viso, un muscolo fastidioso, testa bassa e addio. Liu Xiang era il sogno della Cina che voleva vincere questa olimpiade. Si pronuncia Shiahng, ma si traduce librarsi. C’era tutto in quel nome in cui la gente si riconosceva: la voglia di volar via da una storia di umiliazioni, la narrazione della cerimonia d’apertura (quella bambina in volo nel mezzo dello stadio), il segno del potere che Liu ha espresso vincendo il primo oro dell’atletica cinese ad Atene, corredandolo del primato mondiale, poi passato al cubano Dayron Robles. Le gambe erano assicurate per 13,5 milioni di dollari: ora chi riscuoterà? La sua vita è diventata una sorta di prigionia da quando è diventato il simbolo del sogno. Ma lui amava esserlo: nell’atletica e nella vita. Regalò 350 mila euro ai terremotati. Disse: «Spero di dare una speranza a chi soffre».

E ieri, invece, ha fatto rattristare, magari piangere, un intero paese, un miliardo e 300 milioni di cinesi pazzi per lui, quel ragazzo oggi venticinquenne che sognava di fare il medico. Nello stadio del Nido s’è fatto silenzio, stupore, delusione, come tanti bambini cui è stato tolto il gioco di mano. Liu ai blocchi, falsa partenza, inutile riprovarci.
A Pechino sembrava d’ascoltare un gigantesco tam tam indiano: le radio nei taxi, la televisione, il passa parola dei ragazzi che bordeggiavano nelle zone del parco olimpico. E chissà quante migliaia, là nei territori sconfinati di questo paese pieno di misteri, ma terribilmente legato ai suoi guerrieri dello sport. Liu non stava bene: si sapeva, si è visto quando si è presentato ai bordi della pista, toccandosi alla gamba destra. «Aveva un problema alla gamba ed uno al piede, una noia muscolare simile a quella di sei anni fa. Sabato mattina stava male. Il guaio maggiore era al tendine d’Achille. Dopo vari consulti, c’era abbastanza fiducia. Invece durante il riscaldamento il problema è peggiorato. Liu ha fatto di tutto, lottato fino all’ultimo perché ha un carattere di ferro». Parole di Sun Haiping, il coach dell’ostacolista, deluso tanto da piangere in conferenza stampa. Così come per Liu ha versato lacrime Zi Lin Zhang, eletta Miss Mondo il primo dicembre 2007: «Come tutti i cinesi mi sono messa davanti alla tv e quando le immagini hanno fatto capire che Liu non ce l’avrebbe fatta mi sono messa a piangere come una bambina: per noi cinesi oggi è un giorno triste».

Un problema inguinale aveva messo ko l’atleta fin da maggio. E niente lasciava sperare nei miracoli. Ma Liu non poteva tradire, un recente sondaggio diceva che il sogno dei cinesi era riposto in lui: vederlo vincere l’oro nello stadio costruito per esaltarne la grandezza. Il 21 agosto poteva esser una nuova festa nazionale. «Abbiamo lavorato quattro anni per portarlo all’oro di Pechino. Il risultato non è stato perfetto, soprattutto per Liu. Per quattro anni Liu Xiang è stato un atleta con grande stabilità mentale, difficile farlo cadere in una competizione». Ci voleva qualcosa di esterno.

Conclusione tirata da Feng Shouyong, il commissario tecnico dell’atletica cinese, l’uomo che scoprì Liu a 12 anni, nel 1995. Lo vide nel salto in alto e gli propose la corsa ad ostacoli perché scoprì in lui ritmo, flessibilità e caviglie sode. «Liu è stato un vero regalo per gli ostacoli ed ha sempre lavorato duro e bene», ha ricordato Feng, che partì come allenatore di calcio prima di passare all’atletica. È toccato a lui spiegare al paese e ai tifosi che erano arrivati da tutta la Cina: il vostro sogno è svanito. Accontentatevi degli altri.