L’eroismo non ha bisogno dello Stato

In Italia sta accadendo un fenomeno strano. Nell'anno in cui si è più parlato in assoluto della famiglia si è fatto di meno, in concreto, per aiutarla davvero. E non c'è neanche da meravigliarsi, accade spesso, soprattutto in politica, di parlare tanto di un problema per rimandare la sua soluzione. C'è, viceversa, nella società civile, chi parla poco e fa molto. Chi non si lamenta sempre, ma agisce quotidianamente. Chi non si aspetta tutto dallo Stato, ma mette a disposizione la sua voglia di vivere e di prendersi cura del prossimo per risolvere i problemi. Chi non rivendica ma indica (con il proprio comportamento) una possibilità di risolvere.
È il caso della Associazione Famiglie per l'Accoglienza che ieri a Milano ha celebrato i suoi venticinque anni in un convegno dal titolo «L'Eroico quotidiano». Cosa fa questa associazione, nata nell'ambito dell'esperienza di Comunione e Liberazione? Sensibilizza sul tema dell'ospitalità soprattutto per le coppie che intendono adottare o prendere in affido un bambino. Ma non solo: in questi anni hanno accolto più di 12.500 bambini e adulti in difficoltà. Sì, anche adulti, perché man mano che l'età dei primi fondatori andava avanti si sono trovati davanti il problema degli anziani con tutte le loro difficoltà. Anche in questo caso non si sono arresi, hanno accolto la vita così come si presentava e hanno provato a risolvere i problemi. E dunque si occupano anche degli anziani e ammalati non più autosufficienti che hanno bisogno di cure, di assistenza, di calore e di amore intorno. Ospitano anche gli adulti in difficoltà e ci sono già 50 famiglie con figli disabili naturali e adottati.
Ora dobbiamo intenderci bene. A proposito di San Benedetto da Norcia è stato scritto che «fece diventare l'eroico quotidiano, perché il quotidiano potesse diventare eroico». Era il fondatore del monachesimo benedettino. L'accoglienza della persona, chiunque sia e in qualunque condizione si trovi, richiede che nella persona si scorgano le tracce di un valore infinito. Non è da tutti anche se tutti lo potrebbero scoprire. Certo non si fa con la legge. Certo non si fa con la politica. Si fa lasciando le famiglie libere di farlo e non ostacolando questo vulcano di vita che esse, in questo e in altri casi, rappresentano. Si dovrebbe, almeno, non ostacolarlo.
Siccome siamo di fronte a gente lontana dall'abituale esercizio del piagnisteo, si dovrebbe far di tutto per favorirli. Allo Stato non è chiesto di dare ma, semmai, di non togliere riconoscendo l'alto valore sociale, culturale ed economico che queste famiglie svolgono. Non perché loro lo chiedano ma perché è giusto così. Gli incentivi dello Stato a azioni come queste, eroiche, non sostituiscono la motivazione. Lo sappiamo. Ma incoraggiano la società civile ad agire e, in essa, proprio le famiglie.
La famiglia è la prima espansione naturale della persona. Questo avviene sempre meglio dove questa espansione è favorita, incoraggiata. Oggi, la politica, non è impostata così. Crede ancora troppo di poter risolvere i problemi, tutti i problemi, in prima persona. E non è assolutamente così. Questi primi 25 anni (e ne auguriamo tanti ancora) della Associazione Famiglie per l'Accoglienza lo dimostra una volta in più.
Paolo Del Debbio