L’errore storico di vedere nel sesso un potere innocuo

Ruggero Guarini

La mia nota di domenica su sesso & religione mi ha procurato una raffica di proteste. Ma come puoi sostenere che la chiesa non è o non è mai stata sessuofobica? E affermare il sesso è spaventoso? E rinnegare il tuo amatissimo Nietzsche, che nel concetto giudaico-cristiano di «peccato» vide il seme di ogni sessuofobia religiosa? Be’, io non sono un sessuòfobo. Ma non sono neanche un sessuòfilo. E considero la sessuofobia più o meno pericolosa come la sessuofilia. Comunque non ho affatto sostenuto un’idiozia come quella che consisterebbe nel pensare che nella storia della teologia cattolica (e più in generale nel discorso giudaico-cristiano), la condanna del «peccato della carne» non sia fondamentale. Ho affermato soltanto che in tutta la storia dell’Occidente questa condanna non ha mai prodotto effetti così perniciosi come nell’età paleo-capitalistica.
Mi sembra infatti evidente che l’impulso sessuofobico non si sia mai manifestato in forme terrificanti e grottesche come quelle che si dispiegarono nell’Ottocento borghese, soprattutto nell’area protestante, e in modi peculiarmente grotteschi nell’età vittoriana. E che ciò accadde per ragioni che poco o niente hanno a che fare con la religione cattolica, ma molto invece con quell’idolatria del Lavoro che a mio sommesso parere fu la vera «fede» dell’Ottocento borghese.
Non ho nemmeno detto che il sesso è spaventoso. Ho detto che è sciocco immaginare che il suo potere sia del tutto innocuo. E ho creduto opportuno ricordare che a trovarlo abbastanza inquietante, prima dei teologi cristiani, furono i poeti pagani, che nei loro miti non fecero in fondo altro che evocare le profonde relazioni fra il sesso, il sangue, il dolore, la follia e la morte.
Per quanto infine riguarda l’attacco di Nietzsche al discorso giudaico-cristiano, esso sembrerebbe un po’ meno univoco se lui stesso avesse dato più rilievo a un elemento che aveva appreso dal grande Burckhardt, e al quale del resto lui stesso accennò di sfuggita in alcune penetranti osservazioni sul danno arrecato dalla riforma protestante allo spirito dell’Occidente moderno provocando col suo ritorno a un monoteismo rigoroso un fatale arresto dell'evoluzione che il cattolicesimo, e in particolare la Chiesa di Roma, fra il XIII e il XVI secolo, avevano intrapreso in senso neopagano, evoluzione attestata dai molti elementi politeistici versati nel monotoeismo giudaico. Non è forse cosa arcinota che la dottrina trinitaria, il culto mariano e il culto dei santi sono tre concezioni di manifesta origine ellenistica? E che comunque nulla è meno ebraico e monoteistico dell’incantevole fiaba della nascita di un Salvatore dal grembo di una mortale fecondata dall'Eterno?
E poi Nietzsche, forse a causa del fatto che era figlio di un pastore protestante, su certi punti fondamentali della teologica cattolica si dimostrò non molto informato. Per esempio, proprio in rebus mariologicis, risulta che confondeva il dogma della verginità di Maria con quello della sua immacolata concezione. Due cose abissalmente diverse, visto che il primo dogma afferma che Maria concepì Cristo senza perdere la verginità, mentre il secondo asserisce che nacque sine macula, cioè monda del peccato originale.
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