L’esame? Appuntamento al 2010

Nelle scorse settimane ho avuto la sfortuna di assistere al dibattito in consiglio comunale in cui si discuteva sul tema dello spostamento delle sedute del consiglio stesso dal martedì al lunedì, per favorire la partecipazione del senatore Enrico Musso, che al martedì è impegnato in Parlamento.
Dico la sfortuna perchè penso che sia incredibile fermare per più di due ore l’attività di Tursi per dibattere un simile tema, su cui fra l’altro pareva esserci già un accordo fra tutti i capigruppo per trovare una soluzione in senso positivo. Con tutti i problemi che ha Genova e con tutte le discussioni inutili di cui si occupa il consiglio comunale - dal tema delle preferenze alle europee a quello della riforma scolastica, argomenti che con la sala Rossa c’entrano come i cavoli a merenda - pensare di perdere del tempo per decidere se riunirsi al lunedì o al martedì, comunque la si pensi sul tema, è qualcosa che va al di là del bene e del male. Così come farne una battaglia di religione, uno snodo della democrazia italiana.
Da queste colonne, ad esempio, io personalmente ho sempre sostenuto l’inopportunità del doppio incarico per Musso. Inopportunità innanzitutto per lui. Se uno vuole fare bene il senatore o il consigliere comunale, è chiaro che non può essere contemporaneamente in due posti. Non ci riesce nemmeno il mago Casanova che è un mago. E il recente affaticamento di cui Enrico è stato vittima è l’ennesima dimostrazione che non si può chiedergli troppo. È una tesi che ho sempre sostenuto, anche parlandone direttamente con lui, e credo che la chiarezza delle opinioni arricchisca tutti. Meglio un dissenso leale che un consenso fittizio, meglio i denti digrignati con stima che un sorriso finto.
Per di più, Enrico è un secchione, uno che quando fa qualcosa ama farlo bene. Poi magari si possono non condividere tutte le sue idee - personalmente, alcune non le condivido - ma certo non si può dire che sia uno che non lavora sodo. (...)