L’esempio degli Stati Uniti: dare più spazio ai giovani in politica

Mentre negli Usa un giovane laureato di 26 anni, Chris Brose, scrive i discorsi di Condoleezza Rice, in Italia un ragazzo di 81 anni è diventato Presidente della Repubblica, un altro di 67 Presidente del Consiglio. E quest’ultimo, per tenere in vita il suo neogoverno, si è dovuto affidare ai voti indispensabili dei senatori a vita: il più fresco di loro è Cossiga e ha 78 anni, gli altri superano l’ottantina e uno è quasi centenario. La più grande democrazia del mondo si affida a un brillante laureato che quando aveva 24 anni scriveva i discorsi per Colin Powell. La nostra piccola democrazia non ha neppure un testo di legge nazionale che si occupi di giovani. Dare spazio ai giovani vorrebbe dire anche cambiamento e questo spaventa coloro che credono di avere il seggio incorporato finché morte non li disgiunga. Emerge però la vera contraddizione da parte di quella non politica che si proclama progressista e si preoccupa, a parole, soprattutto dei giovani, però si regge sulla dittatura degli ottantenni. I nostri anziani, di cui non dimentichiamo i sogni e le speranze, oltre a non sentirsi rappresentati, sostengono che serve un cambiamento e sono fra i primi a dire che bisogna fare largo ai giovani. E allora, come possiamo fidarci di chi pensa di avere la poltrona inseparabile?
sindaco di Perlo (Cuneo)