L’esercito egiziano, troppo forte per lasciarlo agli integralisti

L'Egitto come l'Iran? È possibile e un tale sviluppo è ancora più preoccupante dal punto di vista militare e della sicurezza. Perché l'Egitto confina direttamente con Israele, è proiettato nel Mediterraneo e dispone di uno strumento militare molto consistente e abbastanza moderno, grazie agli aiuti forniti dagli Stati Uniti. Gli Usa infatti garantiscono all'Egitto per assistenza militare e civile fondi considerevoli, 1,75 miliardi di dollari nel bilancio 2010. Le somme per Mubarak sono stabilite in 2/3 dell'aiuto militare che Washington assicura ad Israele. E all'aiuto economico si aggiunge il consistente trasferimento di materiale militare considerato surplus dal Pentagono, attraverso il programma Eda, Excess Defence Article. Si tratta spesso di mezzi e sistemi ancora molto efficaci. Altri materiali sono stati ottenuti di seconda mano o acquistati nuovi in Occidente e in qualche caso in Cina. Comunque è grazie all'aiuto americano che l'Egitto è riuscito progressivamente a rimpiazzare quasi tutto il vecchio materiale di provenienza sovietica ed ha anche assorbito la dottrina e le procedure americane, che vengono provate in esercitazioni in grande stile, come la serie Bright Star.
L'Egitto ha circa 350.000 soldati in servizio attivo, dei quali 250.000 sono coscritti, arruolati per una ferma di 36 mesi in base a un sistema di coscrizione selettiva. Il bilancio della Difesa è di quasi 2,5 miliardi di dollari all'anno, la forza armata principale è l'esercito, con quasi 300.000 militari e 240.000 riservisti. La punta di lancia è costituita da oltre mille carri da battaglia Abrams, prodotti su licenza e 1.700 M60, tutti americani. I veicoli da combattimento della fanteria sono mille di provenienza olandese e 2.300 M113 americani, oltre a 800 Fahd sviluppati localmente. L'artiglieria affianca 1.200 pezzi di produzione russa a 700 semoventi americani M109. Non mancano i missili balistici Scud e razzi d'artiglieria a lungo raggio. La Marina è invece abbastanza modesta, la forza alturiera comprende 6 fregate, tutte ex statunitensi, 2 corvette ex spagnole e 2 corvette cinesi. L'Aeronautica ha la sua componente principale nei caccia F-16 statunitensi, oltre 200, anche dell'ultimo modello Block 50 in corso di consegna. A questi si aggiungono aerei francesi Mirage, cinesi F-6 ed F-7, vecchi MiG-21, aerei radar e una consistente flotta di elicotteri.
Immaginate cosa potrebbe accadere se questo arsenale passasse sotto il controllo di un governo islamico non moderato. Certo, nel giro di qualche anno, fermando le consegne di ricambi e l'assistenza, la macchina militare egiziana si bloccherebbe. Ma non immediatamente. L'Occidente e gli Usa invocano il rispetto della democrazia, ma forse dimenticano cosa è accaduto quando hanno ottenuto le prime elezioni democratiche tra i palestinesi: la vittoria è andata a Hamas.
Un Egitto armato e non moderato vorrebbe dire che lo spettro di un conflitto arabo-israeliano tornerebbe d'attualità. Per non parlare delle velleità che l'Egitto ha sempre avuto nel campo delle armi per la distruzione di massa e relativi vettori missilistici e di cui si è parlato poco perché l'Egitto era tra "i nostri". Se il Paese virasse verso l'estremismo islamico ci sarebbero problemi diretti per la sicurezza europea, per i traffici marittimi (Suez), l'accesso alle risorse energetiche. Altro che la scalcinata Libia di quando Gheddafi era "cattivo". L'Egitto è proprio un'altra cosa. E negli Stati Maggiori Nato e Usa ci si augura che la situazione al Cairo e dintorni si stabilizzi al più presto. Mentre Israele ha già studiato il da farsi se le cose volgessero al peggio.